One man band. ‘Tacabanda’, uomo orchestra. Un’arte, una scienza.

artisti di strada one man band uomo orchestra
Chinchineros, suonatori di tamburo portativo. La tradizione cilena ha elaborato una scuola e un modello comune di batteria portativa. Grancassa, charleston, triangolo, una sola corda al piede che attraversa l’interno della cassa.  Lo chiamano ‘bombo’, tamburo.

L’Uomo
orchestra

Un problema di
organologia

Per saperne di più:
Federico Berti
“Gli artisti di strada
non sono mendicanti”

ISBN: 9788828317302

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Me lo chiedono spesso, “Ma questa cosa che fai come si chiama?” One man band, uomo orchestra, homem banda, bombero, tacabanda, lo chiamano in tanti modi diversi in varie parti del mondo, verrebbe da pensare a un poli-strumentista ma non è così: le orchestre portative sono ‘prototipi’ costruiti a partire da strumenti noti, nel tentativo di elaborarne dei nuovi. Ne parliamo in questo articolo.

UNO STRUMENTO
O TANTI STRUMENTI?

A prima vista sembrerebbe naturale parlare di arte poli-strumentale dal momento che vediamo suonare tanti strumenti insieme dalla stessa persona, tuttavia osservando con più attenzione noteremo che i singoli elementi non hanno una loro autonomia, non sono cioè liberi di esprimersi in estensione completa e con la tecnica che è loro propria: il rullo del tamburo ad esempio, richiede movimenti che un uomo solo non può compiere con parti del corpo differenti da quelle per cui il tamburo è progettato, per intenderci le gambe non hanno la stessa mobilità dell’avambraccio e devono sostenere il peso dell’esecutore.


Questa batteria portativa integra la grancassa e il rullante in un solo tamburo, con meccaniche in lega speciale su mio brevetto. Pesa meno di una fisarmonica ‘baby’.

UN ORGANO
COMPLESSO

In modo simile, mentre una mano è impegnata a suonare la tromba con l’altra possiamo eseguire eventualmente gli accordi sulla fisarmonica ma una metà dello strumento rimane muta, anche in quel caso il risultato  dipende dall’insieme. Si può suonare una chitarra classica, blues, jazz, ma sarà necessario allontanare di tanto non in tanto le mani dalle corde per inserirvi suoni percussivi collegati al gomito, all’avambraccio, al pollice o alle altre dita, questo è un limite da tenere presente se vogliamo suonare un brano di Segovia, un assolo di Malmsteen o una Bossanova di Jobim.


‘Tacabanda’ non è uno strumento musicale riconosciuto dall’organologia tradizionale, viene considerato più come una pratica musicale centrata sulla figura del suonatore, che assolve le funzioni di diversi strumenti in momenti diversi dell’esecuzione

IL SUONATORE
E’ LO STRUMENTO

Per ovviare al problema s’interviene sulla combinazione delle voci, dove uno degli strumenti non può arrivare s’inseriscono gli altri a supportarlo assolvendone temporaneamente le funzioni rimaste scoperte e in tal modo avremo l’impressione d’un suono orchestrale ma non potremo parlare di un’orchestra vera e propria, sarà piuttosto un organo misto in cui diversi strumenti concorrono a formarne uno solo. Come vedremo questa distinzione ha conseguenze importanti, perché apre un modo completamente nuovo d’intenderne la pratica.

UNA ‘BATTERIA’
PORTATIVA

L’organologia dalla seconda metà dell’Ottocento si occupa di catalogare secondo un criterio scientifico gli strumenti musicali, al fine di poterli inserire in un quadro dove ogni elemento può esprimersi in tutta la sua estensione e con la tecnica che gli è propria. Qui nascono i problemi, dove possiamo collocare un manufatto che cambia da un progetto all’altro e per il quale non esistono apparentemente regole di costruzione? Si potrebbero isolare alcuni tratti comuni ma non uno solo di questi si ritroverà in tutti gli esemplari; come nell’arte culinaria, nella storia militare, nel gergo della malavita o nel gioco degli scacchi, così anche in musica un insieme di componenti integrate, finalizzate a uno obiettivo comune diverso da quello per cui ciascuna di loro è concepita individualmente, si chiama per l’appunto batteria; non dobbiamo lasciarci ingannare dall’uso limitato ai suoni percussivi che in genere si fa di questo nome, in realtà può  incorporare diversi strumenti. L’uomo orchestra che costruisce il proprio equipaggiamento, sta progettando una batteria portativa, indipendentemente dalla presenza o meno di strumenti a percussione.


Il leggendario Robert Johnson riproduceva con la sua chitarra l’accompagnamento del pianoforte e il commento musicale del coro, oltre al testo delle sue canzoni che eseguiva a voce. Un uomo, un’orchestra.

TRADIZIONE
IN MOVIMENTO

L’idea di togliere centralità alla figura del suonatore mettendo avanti lo strumento come organo coerente e non come assemblaggio temporaneo di individualità scollegate, impone al progettista conoscenze in varie discipline, deve intendersi di liuteria, fisica del suono, ortopedia, ergonomica, statica, dinamica e altro ancora; la scelta di ricollegarsi a una ricerca scientifica e a tradizioni artigiane pregresse comporta a sua volta delle regole da rispettare, conoscerle può evitare del lavoro inutile e migliorerà la consapevolezza del progetto nell’insieme.

UN’ARTE,
UNA SCIENZA

Le valutazioni nel nostro caso convergono su problemi d’ingombro, peso, portabilità, costi, fatica, tempi di realizzazione, ma anche su questioni che spesso cadono in secondo piano come il trasporto e la buona conservazione, la manutenzione, l’impatto sulla salute, le condizioni ambientali: nel momento in cui si passa dall’assemblaggio di parti autonome alla costruzione d’uno strumento completo un orizzonte nuovo si apre al suonatore uomo-orchestra, che dovrà sacrificare parte della propria libertà in cambio d’una spinta evolutiva altrimenti impensabile, come vedremo nelle pagine che seguono; le tradizioni trasmettono conoscenze acquisite  per favorire uno sviluppo successivo della ricerca, per quanto gli artisti di strada contemporanei tendano a sottovalutare questo tipo di apprendistato vi sono ugualmente soggetti anche se per lo più i loro punti di riferimento sono mediati dal cinema e dalla televisione, non da una guida personale protratta negli anni.

LA SOSTENIBILITA’
DEI COSTI

Una batteria portativa non è pensata per la produzione in serie ma viene costruita sul corpo di chi l’indossa, rientra nell’artigianato musicale e lascia molta libertà al costrutture ma si conoscono ‘scuole’ d’arte come nel caso dei Chinchineros cileni che han formalizzato diversi aspetti nella realizzazione dello strumento, nella prassi esecutiva e persino nell’abbigliamento ‘consono’ alla scena, una sola grancassa suonata con due lunghe bacchette impugnate all’indietro, un charleston collegato al piede sinistro e un triangolo, nessun rullante.

Asciutto, essenziale, questo modello è considerato da tanti artisti di strada moderni una base di partenza perché ha attraversato generazioni di ripensamenti, miglioramenti, revisioni: quando si concepisce uno strumento nuovo bisogna tener presente anche la possibilità che altri possano ispirarsi, riprenderlo e migliorarlo, le componenti vanno messe a punto anche nella prospettiva di elaborazione collettiva prendendo in considerazione la reperibilità dei materiali e non ultimo il costo.

Quante ore di lavoro sono necessarie per assemblarlo, quali procedure, quali tempi di produzione, saperlo non serve tanto alla duplicazione in serie quanto alla consapevolezza dei miglioramenti che si danno per acquisiti, indispensabile alla determinazione dei nuovi obiettivi da porsi. E’ in questo senso che realizzare una batteria portativa non si può considerare solo attività individuale, ma riguarda tutta la comunità dei viventi che intorno a quel manufatto verranno a tessere una rete di relazioni.

Per saperne di più:
Federico Berti
“Gli artisti di strada
non sono mendicanti”

ISBN: 9788828317302

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