Proverbio del giorno. Raccolta di massime in versi

Video Playlist. Proverbio del giorno.

Proverbio del giorno

Testi di Federico Berti

Ogni giorno un nuovo proverbio, massima, aforisma, tradotto in terza rima. Le riprese sono tutte effettuate all’interno di un bosco. Sono tutti shorts, durano meno di 15 secondi. La musica che senti in sottofondo è tratta dalla ‘Nigerian Suite’ per pianoforte solo, che trovi in ascolto su Spotify, YouTube music e su tutte le principali piattaforme di streaming. I proverbi sono espressioni della sapienza popolare, detti per lo più antichi e tramandati a voce attraverso le generazioni. Un tempo si trasmettevano in rima. Con l’avvento della stampa, a partire dal XVI secolo, a Bologna è diventata molto popolare la tradizione dei proverbi illustrati in terza rima. La terza rima è il metro in cui è stata scritta la Divina Commedia. Sono tre versi endecasillabi pentametri, vale a dire composti da undici sillabe con cinque accenti, rimati a incastro secondo lo schema ABA. Una buona terza rima dovrebbe presentare sempre l’alternanza fra sillabe accentate e non.

“Di libertà io faccio professione”,
così parlò ridendo il lupo al cane:
“Non lecco i piedi al figlio del padrone”

Colui che a tutto ingenuamente crede
e non ragiona mai con la sua testa
o prima o dopo infinocchiar si vede

Allo stallone altrui non dire zoppo,
non dispensar consiglio non richiesto,
del tuo pensier non disvelare troppo

Nessun lavoro ha mai ingrassato il bue
non svenderti per poco al tuo fattore
abbi riguardo per le membra tue

A confessore, medico e avocato
devi parlare sempre forte e chiaro:
il vero, non tenerglielo celato

Sbraitando tra bestemmie imprecazioni
infamano, dileggiano, minacciano,
dalla tribuna tutti son campioni.

Nel mondo delle idee mal corrisposte
dove il sapiente pone le domande
è l’ignorante a dare le risposte.

Chi di bacche o di radica boschiva,
chi di castagne, noci o melograno:
ognuno mangia il frutto che coltiva.

Non indorar la porta del fienile,
non coltivare i fiori nel pollaio,
non imbiancar le mura del porcile.

Vigliacchi voi che per un pel di crine,
tanto è il terror che v’attanaglia dentro
ve la prendete con le ragazzine.

Non delegare a sindaco e prevosto,
difenderai da solo i tuoi diritti
quando nessuno lo farà al tuo posto.

La noce dentro il sacco quando è sola
non fa rumor, non urta, non risuona,
del suo silenzio non può dare scuola

Ogni brigante al brigantare avvezzo
si aspetti, quando viene il suo momento
la coltellata di un brigante e mezzo

Il sol non può risplendere in eterno,
come la luna il tempo si rinnova:
a caldo autunno segue un lungo inverno

Se il poco non può farti sorridente
è inutile che vai trovando intorno,
felice non sarai con un bel niente

Il ciel non ha pretese di buon gusto,
fa quel che gli compete per natura:
la neve cade sempre al posto giusto

In bocca al pigro uccel di colombara
viziato, sonnacchioso e corpulento
persino la ciliegia è troppo amara

A confessore, medico e avvocato
devi parlare sempre forte e chiaro
il vero non tenerglielo celato

Lascialo dire al pubblico consesso
quanta virtù dimora nel tuo cuore
il santo non s’incensa da sé stesso

Per molte ore bolle nel paiolo
e molte bolle a sobbollir richiede
quel che s’ingolla in un momento solo

Non far come la piuma passeggera
che sballottar si lascia pigramente:
vola come una rondine leggera

Se metti un lupo a capo del tuo gregge
non lamentarti poi dello sterminio
quando la crudeltà diventa legge

Non trascurar la pecora che infetta
quando il pastor non se ne prenda cura
del gregge infetterà tutta la setta

In ogni tempo e luogo sulla Terra
la pace non comprende e non apprezza
chi non provò gli orrori della guerra

Non credere alla voce truffaldina
di chi per conseguir vana ricchezza
ti esorterà nel furto e la rapina

Non c’è bisogno a volte di sparare,
più dello sparo uccide o può ferire
solo il pensiero di poterlo fare

Attenda il morso chi la serpe cova
a mangiar fieno si diventa ciuchi
chi cerca il male prima o poi lo trova

Se vuoi indagare il cuor dei commensali
che siedono compiti alla tua mensa
osserva come trattan gli animali

Dove a pagare è il capo del convento
c’è sempre un frate poco giudizioso
che sperpera ogni bene a tradimento

Quando il poter dà segni di follia
in mano a finanzieri ed usurai
si deve rifondar l’economia

Può parlare coi morti, il sognatore
e in ogni morto, troverà del vivo
che vive in una stanza del suo cuore

La vita è il campo che dobbiamo arare
per seminar la civiltà e il progresso
che i posteri potranno coltivare

Chi benestante se ne sta in finestra
e chi la vita rischia sopra il filo
per quattro soldi e un piatto di minestra

Di libertà l’altissimo tribuno
non vede il filo che lo tiene appeso,
lui stesso marionetta di qualcuno

Impara a mascherar l’adulatore
Chi ti sta accanto per opportunismo
un falso amico è un mezzo traditore

A volte è più sensato sopportare
con tutta la tenacia che sappiamo
quel che comunque non possiam cambiare

Quando il cammino si fa lungo e incerto
devi sempre seguir la stessa stella
se vuoi veder la fine del deserto

Per un sol punto mal posizionato
che dava un altro senso all’iscrizione
l’abate fu punito e degradato

Coll’acqua e con il fuoco non scherzare
son servitori a volte fra i più degni
ma attenti a quando voglion comandare

L’amore è come un’ombra che si strugge
quando la scansi lei ti corre dietro,
ma quando vuoi pigliarla lei ti sfugge

Attento all’orator che dagli e dagli
parla che ti riparla a lingua sciolta
vuol trasformare le cipolle in agli

Sotto la foglia il riccio non si vede
se vai per boschi intorno a San Michele
attento alle castagne sotto il piede

Chi sul sentier va seminando spini
non se ne vada in giro a piedi scalzi
né a piedi scalzi mandi i suoi bambini

Se i tuoi covoni sono ben legati,
e hai riparato il tetto del fienile
del vento non temere gli ululati

Se una salita impervia fu l’andata
sarà in declino il passo del ritorno
al volgere dell’ultima scalata

Non quando il vento spoglia le contrade
o si vendemmia l’uva zuccherina,
l’autunno vien quando la noce cade

Quel sole rosso all’orizzonte anelo
foriero di speranza in un domani
senza quei nembi cupi su nel cielo

Quando non serve a contenere il danno,
ma d’ingiustizia è l’imperiosa alfiera,
la legge è il primo passo dell’inganno

Seppur dirada il pelo sul mantello
non ti fidar del lupo, quando ha fame:
ricordati che il vizio è sempre quello

Colui che accompagnava lo sciancato
sicuro di sorreggere il suo passo
a zoppicar s’è infine ritrovato

Puoi essere l’attor più convincente
ma basterà veder con chi ti vedi
a constatar chi sei tu veramente

In bocca allo strillon dell’ultimora
fa più rumore un albero che cade
d’una foresta intera che s’infiora

Non far della politica un porcile,
a governar ci vuole scienza ed arte
col buon esempio e la virtù civile

Pur di cavarti il sangue dalle vene
c’è chi promette il cielo e le alte stelle
e chi ti vende quel che t’appartiene

Colui che ruba il nido alla cicogna
non si lamenti poi quando l’uccello
viene a beccarlo come una carogna

Chi in casa d’altri vuole comandare,
o viene coi cavalli e coi soldati,
o coi denari a vendere e comprare

Il merlo, il corvo, il cigno risplendente
Il picchio, Il tordo, Il gufo, la civetta
ognuno fa il suo verso, tiello a mente

Dell’orto la salute se ti preme
affidati al buon senso e alla ragione
la pianta, riconoscila dal seme

Svegliati dal tuo sonno inconcludente
tira fuori quei sogni dal cassetto
tentare e ritentar non costa niente

Non far come la serpe malaccorta,
la vipera schizzando il suo veleno
si morse nella lingua e cadde morta

Non giudicar chi perde la pazienza
e si ribella a un atto d’ingiustizia,
se la violenza generò violenza

Non rinunciare al poco per il molto
non puoi saper la ruota come gira
che l’uno e l’altro non ti venga tolto

A forza di lodarsi l’operato
al presuntuoso viene l’aquolina,
si sbroda come un vecchio rintornato

Dell’asino l’imbelle tracotanza,
se raglia che studiare è tempo perso
puoi solo compatir la sua ignoranza

A scuola non c’è tempo e non c’è spazio,
si deve andare al passo del più lento:
di migliorar non essere mai sazio

Non troverai nell’oro la risposta,
non puoi comprare il tempo e l’esperienza,
un libro vale più di quel che costa

A mezzodì svogliato si ridesta
poiché si annoia molto a non far nulla,
in casa dell’ozioso è sempre festa

Più in alto l’arrivista va salendo,
più grande l’ambizione del superbo
più forte il busso che farà cadendo

Rubar le armi al boia del tiranno
è un atto di legittima difesa,
alla giustizia non commette danno

In questa miserabile fucina
o sei l’incudine, o sei il martello,
o ti dissolvi come l’aria fina

Non la sostanza in sé ti rende alieno
vino, caffè, tabacco o medicina:
la dose rende il farmaco un veleno

Chi viene a mormorar parole lorde
fingi attenzione ma non dargli ascolto,
le orecchie buone son le orecchie sorde

Il pubblico assiepato sul recinto
pronostica e scommette sempre invano,
a bocce ferme si saprà chi ha vinto

Al sommo bene il pescator si appiglia
e la sua nave condurrà nel porto
se al bene sommamente si consiglia

Si come lampo, fulmine e saetta
o come freccia che dall’arco scocca,
non torna indietro la parola detta

Se vuoi sapere chi di gatta è figlia
mostrale un topolino di lontano
vedi se lo rincorre e se lo piglia

Se il tuo parlare è colto, altisonante
prezioso come un obolo d’argento,
il tuo silenzio è d’oro e di diamante

Il rifluir dell’onda goccia a goccia
può modellare il letto d’un torrente
buca la pietra e leviga la roccia

Colui che di sorriso e cortesia
ha sempre il cuore e la bisaccia piena
sfonda cancelli e porte in ogni via

Valuta sempre il nerbo del sapere,
non tutti son capaci di far tutto:
ognuno deve fare il suo mestiere

Alle calende non mandarla invano
chi più la tira a lungo men la scappa,
all’ultimo riman la scopa in mano

Non con le armi, non con la violenza
ma col ragionamento e l’intelletto,
che la virtù dei forti è la pazienza

Guardati ben dai furbi e dagli ingrati
chi ti disprezza o manca di rispetto
meglio soli, che mal accompagnati

L’amor non va, non vien, non passa avanti
non devia, non dissolve, non ritorna
l’amore ci attraversa. Tutti quanti.

Non starti a lamentare troppo spesso
quando tu sei la causa e sei l’effetto
chi è causa del suo mal pianga sé stesso

Chi cerca il pelo in fondo agli occhi tuoi
tant’è spocchioso che diventa cieco
non vede il nulla dentro gli occhi suoi

Quel giovane che porti la pazienza
di passeggiare a fianco dell’anziano
ne avrà un supplemento di esperienza

Non aspettar le prime nevicate
per ripulir la canna del camino
pensa all’inverno quand’è ancora estate

E’ inutile contar gli uccelli in volo.
Non incolpar la furia del maestrale,
perché non piove con un vento solo

Non ti fidare mai d’un burattino,
oggi Brighella, ieri Pantalone:
la maschera fa il gioco del teatrino

E’ tempo di aggiornare il tuo pensiero,
che tutto serve, tutto fa piacere
ma nulla è indispensabile davvero

Chi uccide non lo puoi giustificare,
ma più di tutto, quel che mi spaventa
è chi non batte ciglio e sta a guardare

Tante formiche assaltano un gigante,
se numerose e ben organizzate
possono far tremare un elefante

Nella fatica indugia e si compiace,
gli sembra quasi di non lavorare
chi per mestiere fa quel che gli piace

Non ti fidar del tronfio parolaio
millantatore di castelli in aria
il ferro fa il maestro bottegaio

Chi è malfidato cova ogni sospetto
perché conosce ben la malafede
che velenosa gli dimora in petto

Quell’ingegnere colla puzza all’ano
che sventola il suo bel certificato
e poi non sa tener la scopa in mano

Color che si pretendono più scaltri,
per libertà scambiando il liberismo,
son servitori e dan dei servi agli altri.

Ad ignorarlo collettivamente,
a cancellarne il segno e la memoria
lo perderanno inevitabilmente.

Pace non fu mai tanto sospirata,
la gioia di rinascere alla vita
dopo una sospensione prolungata.

Quando pensi d’aver scampato il crollo,
quando ti senti un poco piu sicuro
è allor che tutto sfugge al tuo controllo

Iddio non fa contratti a locazione,
la terra che promette ai suoi figlioli
è il cielo che sovrasta ogni nazione.

Non trattenerlo se non può restare,
non lo legar con lacci e con catene,
il morto va lasciato riposare.

Dall’altra parte mai non sono andato,
ma se la fede ti può dar conforto,
la convinzion fa l’uomo fortunato.

Bisogna saper perdere la testa,
percorrere la via meno apparente:
la logica non sempre è manifesta.

Chi le montagne vuole scavalcare,
per innalzarsi quasi fino al cielo
deve imparare prima a respirare.

Quando il nemico è dentro la coscienza
non lo combatte un intelletto solo,
ma un collettivo amor di conoscenza.

Persi tra stanze vuote e muri spessi
vaghiamo in un palazzo disadorno
ospiti e prigionieri di noi stessi


Rodersi dentro non risolve niente,
non è l’amore a divorarti il cuore
ma solo il tuo egoismo inconcludente.

Non è più lei che la passione brama
ma l’angelo in cui l’hai trasfigurata,
ognuno uccide sempre ciò che ama.

Non lasciarti abbagliare da un riflesso
bello è chi rende omaggio alla bellezza
non chi s’incanta a rimirar sé stesso.

Il merlo fischiettando una canzone
da ben minuta porta può passare
non giudicarlo dalla dimensione.

S’inganna l’occhio innanzi alla visione,
poiché siam pronti a rinnegar noi stessi
per soddisfar la brama d’illusione.

Goder le beatitudini promesse
sarà terrificante e spaventoso,
al paradiso non si va in calesse.

Tace il vento nell’occhio del ciclone
ma l’onda che può indurti a vacillare
ti riconsegna in braccio a Poseidone.

Piccola cosa la felicità:
ricco non è colui che più possiede,
ma chi sa usare al meglio quel che ha.

Ferra il cavallo scrupolosamente
e non sparare all’animale zoppo
ma aiutalo a rialzarsi dolcemente.



Se onesto e misurato il sentimento,
l’immensa gioia della riscoperta,
godersi il meritato avanzamento
,

Un’ombra al primo sole mattiniero
proietta il nostro sguardo all’infinito,
la sola cosa che sappiam davvero.

Se d’altrui cuor vuoi far l’esploratore
non risvegliar la bestia che dormiva
può rivoltarsi contro al domatore,

Quel muro che innalzasti a protezione
ti rese prigioniero di te stesso
nello sgomento e nella confusione
,

Nel sonno trovi l’arte, non la scienza
Se vuoi girar la ruota del pensiero
tu devi averlo chiaro già in partenza,

A cosa serve l’oro di re Creso,
l’argento, l’oro, il ferro, l’oricalco,
se il piede poi vacilla sotto il peso?

Non basta l’intelletto e l’esperienza,
quando apri il libro delle meraviglie
devi guardarti dentro la coscienza.

Il tempo passa e noi passiam con esso
nell’incertezza non dimentichiamo
di cogliere la rosa ora e adesso

Non sarà il tuo bambino eternamente
supera l’ossessione del controllo
lascialo disegnar come si sente.

Non ha più l’innocenza d’un bambino
se non lo puoi salvare da sé stesso
lascia che affronti pure il suo destino.



Muore l’infante nel venire adulto
E’ tempo di tornar coi piedi in terra
Domar dentro di te quel gran tumulto.

Dell’uccellino la liberazione
quando s’apre la porta alla gabbiola
non se ne vuole andar dalla prigione.

Come cieca deriva senza approdo
quello che dell’istinto più spaventa
è il non saperlo governare a modo.

Dal tuo scorpione smetti di scappare
pessima consigliera la paura
quel che avvelena serve anche a curare.

Non aspettar che imploda il firmamento
meglio una lite aperta e conclamata
a un mal dissimulato sentimento.

Diffida il carrettier di mala borsa
cui riparasti l’asse del birroccio
e reclamò il pedaggio della corsa.

La brace che sta in fondo alla caldera
può accender nuove torce a mille e mille
portando luce dove il buio impera.

Arido il suol su cui non soffia il vento
freddo il camino in cui non arde fiamma
bada che il fuoco tuo non sia mai spento.

Lavar la testa all’asino da soma
fa solo il tempo perso e l’acqua lorda
del suo fetor s’appesta la tua chioma.

Sì come disciplina un reggimento
la regola dell’ordine è sovrana
preserva i frati e veglia sul convento.



Misera la nazione che impotente
dei mendicanti affollerà le strade
chi ruba il pane è vittima innocente.

Non devi mendicar quel che ti spetta,
con dignità difendi il tuo diritto,
che vantaggioso torni darti retta.

Non tanto quel dottore mi spaventa
che non estirpa il male alla radice
ma chi del mal minore s’accontenta.

Triste colui che vive di menzogna
finirà col persuaderne sé stesso
e non saper s’è vero quel che sogna.

Può dar la boria il più dolente scacco
cantar vittoria prima del suo tempo
è matto solo quando l’hai nel sacco.

Al gran collegio in assemblea riunito
l’astrologo indicava l’universo
lo stolto non vedeva che il suo dito.

Prenditi cura di chi t’è alleato
tradir l’amico non dà mai buon frutto
prima o poi resti solo e abbandonato.

Non trascurar la goccia persistente:
divideran col tempo i continenti
voragini insidiose e turbolente.

Provvedi sempre l’olio alle lanterne
non trascurar le vele ed il timone
perché nel mare non ci son taverne

Del coccodrillo non badare al pianto
vuol muoverti a pietà col suo lamento
ma ti divora se gli nuoti accanto.

A far la barba al matto è presto detto
ci vuol rasoio ardito e mano ferma
se gli vuoi bene legalo più stretto

Leggi anche la raccolta dell’avv.
Giuseppe Domenico Vavala

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