Proverbio del giorno.

Non lasciarti abbagliare da un riflesso
bello è chi rende omaggio alla bellezza
non chi s’incanta a rimirar sé stesso

Il merlo fischiettando una canzone
da ben minuta porta può passare
non giudicarlo dalla dimensione

S’inganna l’occhio innanzi alla visione
poiché siam pronti a rinnegar noi stessi
per soddisfar la brama d’illusione

Goder le beatitudini promesse
sarà terrificante e spaventoso,
al paradiso non si va in calesse

Tace il vento nell’occhio del ciclone
ma l’onda che può indurti a vacillare
ti riconsegna in braccio a Poseidone

Piccola cosa la felicità:
ricco non è colui che più possiede,
ma chi sa usare al meglio quel che ha

Ferra il cavallo scrupolosamente
e non sparare all’animale zoppo
ma aiutalo a rialzarsi dolcemente

Se onesto e misurato il sentimento,
l’immensa gioia della riscoperta,
godersi il meritato avanzamento


Un’ombra al primo sole mattiniero
proietta il nostro sguardo all’infinito,
la sola cosa che sappiam davvero.

Se d’altrui cuor vuoi far l’esploratore
non risvegliar la bestia che dormiva
può rivoltarsi contro al domatore

Quel muro che innalzasti a protezione
ti rese prigioniero di te stesso
nello sgomento e nella confusione


Nel sonno trovi l’arte, non la scienza
Se vuoi girar la ruota del pensiero
tu devi averlo chiaro già in partenza

A cosa serve l’oro di re Creso,
l’argento, l’oro, il ferro, l’oricalco,
se il piede poi vacilla sotto il peso?

Non basta l’intelletto e l’esperienza,
quando apri il libro delle meraviglie
devi guardarti dentro la coscienza

Il tempo passa e noi passiam con esso
nell’incertezza non dimentichiamo
di cogliere la rosa ora e adesso

Non sarà il tuo bambino eternamente
supera l’ossessione del controllo
lascialo disegnar come si sente

Non ha più l’innocenza d’un bambino
se non lo puoi salvare da sé stesso
lascia che affronti pure il suo destino

Muore l’infante nel venire adulto
E’ tempo di tornar coi piedi in terra
Domar dentro di te quel gran tumulto

Dell’uccellino la liberazione
quando s’apre la porta alla gabbiola
non se ne vuole andar dalla prigione

Come cieca deriva senza approdo
quello che dell’istinto più spaventa
è il non saperlo governare a modo

Dal tuo scorpione smetti di scappare
pessima consigliera la paura
quel che avvelena serve anche a curare

Non aspettar che imploda il firmamento
meglio una lite aperta e conclamata
a un mal dissimulato sentimento

Diffida il carrettier di mala borsa
cui riparasti l’asse del birroccio
e reclamò il pedaggio della corsa

La brace che sta in fondo alla caldera
può accender nuove torce a mille e mille
portando luce dove il buio impera

Arido il suol su cui non soffia il vento
freddo il camino in cui non arde fiamma
bada che il fuoco tuo non sia mai spento

Lavar la testa all’asino da soma
fa solo il tempo perso e l’acqua lorda
del suo fetor s’appesta la tua chioma

Sì come disciplina un reggimento
la regola dell’ordine è sovrana
preserva i frati e veglia sul convento

Misera la nazione che impotente
dei mendicanti affollerà le strade
chi ruba il pane è vittima innocente

Non devi mendicar quel che ti spetta,
con dignità difendi il tuo diritto,
che vantaggioso torni darti retta

Non tanto quel dottore mi spaventa
che non estirpa il male alla radice
ma chi del mal minore s’accontenta

Triste colui che vive di menzogna
finirà col persuaderne sé stesso
e non saper s’è vero quel che sogna

Può dar la boria il più dolente scacco
cantar vittoria prima del suo tempo
è matto solo quando l’hai nel sacco

Al gran collegio in assemblea riunito
l’astrologo indicava l’universo
lo stolto non vedeva che il suo dito

Prenditi cura di chi t’è alleato
tradir l’amico non dà mai buon frutto
prima o poi resti solo e abbandonato

Non trascurar la goccia persistente:
divideran col tempo i continenti
voragini insidiose e turbolente

Del coccodrillo non badare al pianto
vuol muoverti a pietà col suo lamento
ma ti divora se gli nuoti accanto

A far la barba al matto è presto detto
ci vuol rasoio ardito e mano ferma
se gli vuoi bene legalo più stretto

Leggi anche la raccolta dell’avv.
Giuseppe Domenico Vavala

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