Il sogno e la sua narrazione. Interpretazione e uso.

Meditando sul Chierico malvagio che H.P. Lovecraft sostiene di aver tratto da un sogno, e che non ha mai pubblicato in vita (dunque è tecnicamente un incompiuto), Nanni Harbordt solleva una questione stimolante, chiedendosi fino a che punto il resoconto del sogno sia davvero attendibile in quanto tale. Che Lovecraft ne abbia parlato a Clark Ashton Smith, conferma l’esistenza del racconto di un sogno, non quella del sogno in sé, né tantomeno la fedeltà della narrazione. Seguendo Bachelard, Nanni propone di leggere il sogno non come deposito di materiale psichico rimosso, ma come forma autonoma dell’immaginazione poetica, che nasce già trasformata nell’istante in cui il ricordo si fa lingua. La soffitta, i libri, il chierico, lo scambio d’identità non sarebbero allora i «contenuti» di un sogno, ma immagini che ricevono corpo soltanto dalla memoria e dalla parola.


Credo che l’osservazione colga il funzionamento stesso dell’esperienza onirica. Ignacio Matte Blanco distingue nel pensiero due modi d’essere, il simmetrico e l’asimmetrico: il primo, proprio dell’inconscio, ignora il tempo, lo spazio e la negazione, fa coincidere gli opposti, le parti e il tutto; il secondo, quello dell’intelletto, il pensiero razionale, ordina il mondo in sequenze, differenze, gerarchie. Il linguaggio del sogno è di tipo simmetrico, la sua narrazione è necessariamente asimmetrica. Nella traduzione dall’uno all’altro registro, quel che concepito era simultaneo diventa sequenza, quel che nel sonno profondo (o nel dormiveglia) lasciava alla coscienza un margine minimo d’intervento, viene filtrato dal raziocinio: il risultato è effettivamente un prodotto nuovo, una narrazione autonoma. In altre parole diremo che nessuna narrazione del sogno corrisponde al sogno narrato.

Se poi il racconto da privato si fa pubblico o addirittura letterario, la questione si complica ulteriormente, poiché nessuno può confrontare la versione normalizzata con un’esperienza avvenuta sotto la soglia della coscienza allo stesso sognatore. Si pensi ai sogni visionari nelle vite dei santi, elaborati in genere dopo la loro morte, oppure ai sogni di Dante Alighieri, ai sogni propizi o infausti dei classici: quando si fa pubblico e condiviso, il sogno risolve in narrazione esemplare.

Quando Lovecraft, nelle sue note sulla scrittura del racconto soprannaturale, indica il materiale onirico tra le fonti da cui è solito trarre l’ispirazione, si riferisce dunque un uso e non un’interpretazione, nel senso che in semiotica si dà ai due termini: l’immagine viene adoperata come strumento per produrre nuovo significato, non decifrata per risalire a ciò che nasconde. La logica è quella dei poeti che partivano da una stesa di tarocchi per comporre versi o inventare storie, come Aretino con le ‘minchiate’ o Boiardo dei ‘trionfi’. Le figure operano da chiavi mnemoniche, non sono che insiemi di simboli archetipici, si esprimono nel linguaggio simmetrico dei sogni, ma il messaggio che se ne ricava è cosciente, razionale, lineare.

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