Con due pensioni arrivo a 700 euro.

 

Lavoravo 16 ore al giorno

Con due pensioni arrivo a 700 euro

 

C’è un buco di dieci milioni sulle pensioni. Mio marito ha lavorato per 31 anni in un negozio di tappezzeria, davanti avevano le stoffe in vetrina, dietro le lavoravano. Poi venne l’alluvione a Firenze portò via tutto e una signora che si serviva da noi disse ce l’ho io un fondo da ripulire per bene, lo prese in affitto e si mise da solo. Poi però venne l’Iva e non ce la faceva più a reggere, come faceva? Le bolle da pagare sennò veniva la multa, il commercialista, prima s’andava a fare la spesa e basta, insomma ha smesso di fare il tappezziere a 60 anni andò in pensione, dopo tre anni tornai a casa dal mercato aveva trovato sul giornale da fare il portiere di notte per una casa editrice, pulire le scale spolverare gli uffici, di giorno libero, si cominciava alle sette di sera; andavo a fargli compagnia vedessi quanti libri! Tempo dopo s’ammalò la portiera nell’altra sede, chiamarono me. Dissi va bene si prova, un palazzo di sei piani.  Due pensionati s’andò avanti lavorando così finché mio marito cascò in terra e il dottore disse non monti sulla scala, non porti la macchina; allora il padrone ci licenziò tutt’e due. Dovettimo lasciare pure la casa. Quindi fatti il conto, 31 anni dipendente, 9 anni in proprio, 5 anni da portiere. Due pensioni, mica una. La prima volta m’han dato 65 lire. Ora piglio 700 euro fra l’una e l’altra. Adesso ti racconto la mia vita, mio marito è morto a trent’anni di tubercolosi che s’ammalò al fronte, la pensione di guerra me l’han data solo dagli anni ’70 e si recuperò 7 milioni per trent’anni, ora son 300 euro, più la mia si va a mille ma ho passato sett’anni in sanatorio ad accudirlo, non puoi capire. Nella vita ho fatto la commessa per 22 anni, prima lavoravo in casa otto ore anche più si faceva gli straordinari dopo cena. Ho lavorato da bambinaia, da cuoca, da cameriera a tavola, tutti nella stessa casa cinque anni in quel modo; prima ero fissa anche a dormire quand’ero ancora da marito, da un principe romano  eravamo in tante donne, ogni persona ne aveva una servizio.

 

socialismo-lavoro-minorile

 

Poi lasciai perché non volevo restare schiava, esser fissi non si comanda mica, non sei libera di avere la nostra famiglia, la nostra casa. Pensa tutti questi studenti che vengono da lontano a Firenze cercano tutti una camera e una donna due ore la settimana, sa quanti ce ne sono? Uno per ogni porta, sicché hai voglia a lavorare; la pensione però quelli che si va a ore non te la pagavano mica, ora tu le badanti pigliano come un operaio, tredicesima e liquidazione, ma prima sotto le cinque ore di fila non c’erano i contributi. Sono stata per tanti anni a fare da compagnia alla mamma del direttore di un giornale, ma la pensione non ne avevo diritto proprio per legge: oltre al mio lavoro andavo a stirare nelle famiglie e in quelle ore non c’era la previdenza. 150 lire l’ora senza contributi, fai conto con 500 lire facevo la spesa per un giorno o poco più, quindi solo per mangiare mi volevan quattro ore di servizio, poi l’affitto e il resto. Allora fra la casa e il lavoro, per 30 anni 16 ore al giorno, niente assicurazione: ora ho la pensione per i contributi versati delle 8 ore, la metà. Sono anche riuscita a mettere da parte, ma nella vita ho solo lavorato. Se fosse giustizia dovrei prendere pur’io 2000 euro al mese, non li ho perché sono donna e serva. Noi invece s’era operai s’aveva una signora che veniva dalle 9 a mezzogiorno ma i contributi gli si pagava lo stesso perché lei ce l’aveva chiesto e perché ci sembrava giusto, il mio babbo era sempre stato socialista.. Ho la minima di 400 euro, poi quella di mio marito  compresi i versamenti autonomi  arrivo a 700. Mio marito prendeva un milione e seicentomila lire in busta, la pensione ora me la girano a 170 euro, sotto il fascio pagavamo pure il medico non c’era la mutua. Il marito di una mia amica morì presto per un incidente sul lavoro che è rimasto secco, ma non ha preso niente. Ho fatto anche la contadina fino al ’62 sul podere di un altro, quando ho cominciato non lo dovrei neanche dire avevo 11 anni, finita la quinta elementare e basta, erano cose normali allora non da dire quella povera bambina Prima del ’57 non avevo diritto ai contributi, questa cosa della pensione ai contadini è cominciata allora e così quand’è stato il momento di fare i conti al patronato è saltato fuori quei 5 anni dal 57 al ’62, questo mi ha permesso di arrivare a 21 e prendere la minima. Si ho detto 21 anni, tanto ci voleva per andare in pensione. Ma fra 11 e 17 non contavano, quelli non avevo contributi.

 

Federico Berti è artista di strada dal 1994. Pubblica la sua musica, promuove spartiti musicali per conto delle edizioni Italvox di Bologna, scrive romanzi, poesie, articoli che puoi leggere in parte su questo sito. Conduce dal 2007 laboratori di scrittura collettiva con persone molto anziane.

 

Tratto dal libro di Federico Berti

Gli anziani raccontano,
in memoria del presente

 

La copertina di questo libro, un quadro di Giotto raffigurante il classico topos del vecchio e del bambino, a simboleggiare la trasmissione della memoria storica attraverso le generazioni.

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