Ordinanza di sfratto con minori a Bologna

Un’altra notizia che viene da Bologna. C’è stato un presidio per impedire lo sfratto di una famiglia con due minori. È intervenuta la forza pubblica ed ha eseguito l’ordinanza a suon di bastonate. Ovviamente sui giornali locali sta infuriando una polemica infinita. Proviamo a far chiarezza. Il problema delle ordinanze di sfratto a carico di famiglie seguite dai servizi sociali, come in questo caso, con minori a carico residenti nell’appartamento da sgomberare, è che per eseguire l’ordinanza bisogna agire sempre in collaborazione col tribunale e con l’assistente sociale, per tutelare i minori.Si può mettere fuori casa un adulto in condizioni normali sgomberando l’appartamento, ma non una famiglia seguita dai servizi sociali e soprattutto non si possono buttare brutalmente in mezzo alla strada dei minorenni: i servizi sono obbligati a trovare una soluzione abitativa, anche temporanea, per tutelare almeno il minore.
Nel caso specifico l’assistente sociale si trovava in ferie e non era dunque disponibile per partecipare alla trattativa; d’altra parte vanno in vacanza anche loro (che di famiglie ne seguono tante) e il depotenziamento dei servizi sociali, voluto da un governo nazionale che trova sempre i soldi per le armi, ma non per il welfare, ha comportato una mancanza di operatori in grado di sostituire l’assente. In queste condizioni, l’ordinanza di sfratto non si può eseguire. Va rimandata. Si deve insomma aspettare il rientro dalle ferie dell’assistente sociale, concertando con lui e il tribunale il da farsi; perché mai questo non sia avvenuto prima che scadesse il contratto, non sono al momento in grado di ricostruirlo, dato che i giornali non sono andati così in fondo nella raccolta di informazioni. È perfettamente naturale che sia intervenuto un presidio di cittadini con un picchetto anti sfratto, specialmente se consideriamo che proprio ieri la first lady della Garbatella si è profusa a Rimini in avveniristici piani per garantire il diritto alla casa per le famiglie meno abbienti. “Parole parole, parole” cantava Mina.
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