Memoria: la tecnica ‘imbattibile’ degli aborigeni australiani. Rettifica all’articolo su ‘Focus’

Rettifica all’articolo su ‘Focus’
a cura di Federico Berti

Memoria: la tecnica imbattibile
degli aborigeni australiani

Una strategia per imparare i nomi delle cose presa in prestito dagli aborigeni australiani sembra funzionare meglio del noto “palazzo della memoria”.

Ricevo e commento questo articolo, inviatomi da una lettrice appassionata di ars memoriae. Ho sempre molto rispetto per la rivista ‘Focus’ di cui sono peraltro entusiasta lettore fin da ragazzo. Rispetto al contenuto di questo articolo mi trovo tuttavia a dover segnalare delle inesattezze, presumo nell’articolo e non nella ricerca ma mi riservo di approfondire leggendo integralmente i risultati del saggio pubblicato negli Stati Uniti. Dove leggo infatti che la tecnica degli aborigeni australiani è simile a quella dei loci ma ‘con qualche variazione’, dovuta al fatto che l’informazione da ricordare viene collegata a una serie di luoghi fisici ai quali in più vengono associate storie, tramandate o anche inventate al momento, citando a questo proposito David Reser scienziato della Monash University e tra gli autori dello studio pubblicato su PLOS ONE: «Nella narrazione, che viene ripetuta spesso in modo da favorire una rievocazione rapida e accurata, sono incluse informazioni dettagliate, come relazioni numeriche, spaziali e temporali sulle aree in questione. Queste storie sono personali, adattabili e possono essere prontamente costruite o modificate per incorporare nuove informazioni», non posso fare a meno di ritornare al De Umbris idearum di Giordano Bruno che suggeriva d’impiegare esattamente in questo modo i miti classici e le leggende. Nella tecnica latina dei loci era inclusa proprio l’arte di collegare le immagini agenti con delle storie per l’appunto, è la base dell’arte antica e dunque nella tecnica ‘imbattibile’ degli aborigeni australiani non vi è nulla di diverso o ‘in più’ che nell’arte della memoria studiata e trattata dai classici greci e latini. Inoltre, bisogna segnalare un secondo problema: l’applicazione suggerita dal team dell’università americana, alla memorizzazione delle lunghe sequenze di nomi ed elementi nella medicina, è impropria o meglio, corrisponde a quella che i latini chiamavano memoria ‘verborum’, quella pensata per ricordare testi in modo letterale ‘parola per parola’ e che Cicerone sconsigliava poiché per l’alto sforzo che richiede può congestionare la memoria ‘naturale’. Sono temi che sto trattando in un manuale di Mnemotecnica la cui uscita è prevista nel prossimo autunno. Vi ringrazio per le segnalazioni, leggo sempre con interesse e rispondo non appena riesco.

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