Mami Wata e il colonialismo culturale in Chinua Achebe
Chinua Achebe è stato un autore fondamentale per la letteratura Nigeriana del Novecento. I suoi romanzi, racconti e saggi, sono stati tradotti in più di 50 lingue, hanno venduto milioni di copie e avuto un’influenza enorme sul dibattito anticoloniale. Raggiunse una popolarità realmente straordinaria, nonostante le sue posizioni radicali nel progressismo e nella militanza repubblicana. Fu tra i sostenitori dell’indipendentismo Igbo nel delta del Niger, cui il Regno Unito rispose con il crimine di un Holodomor che a quanto pare è stato rimosso dall’immaginario e dalla coscienza occidentale, un embargo che costò la vita a quasi due milioni di innocenti. Achebe fu tra i portavoce e ambasciatori della Repubblica del Biafra. Mancò il premio Nobel proprio per questa sua indisponibilità al compromesso.
Uno dei temi fondamentali nella sua letteratura è la resistenza al colonialismo culturale, che viene prima di quello economico e militare. In questo racconto esprime esattamente questa sua posizione, ironizzando sulle missioni religiose che nel 1919 si proponevano di guadagnare conversioni al cristianesimo in Nigeria. Il protagonista del racconto spiega il motivo per cui non ha mai voluto cedere all’amore per una donna europea che pure lo attraeva. Descrive una visione onirica tutt’altro che soprannaturale o allucinatoria, nella quale interpreta consapevolmente la donna bianca che si ritrova nel letto una sera di Capodanno, rientrando a casa, come una manifestazione di Mami Wata, spirito del fiume Niger che le tradizioni locali rappresentano in forma di donna dal corpo di pesce, come le nostre sirene: uno spirito che lo invita a godere dell’amore e promette una vitsa di successo, ma a discapito degli affetti familiari.
Il protagonista vede questa sua associazione mentale come un avvertimento dello spirito stesso che gli parla e dunque sceglie di non frequentare Margaret, sceglie di non convertirsi al cattolicesimo e rimanere saldamente ancorato alle proprie radici, alla propria identità culturale. Non è superstizioso, semplicemente riconosce una serie di modelli culturali che gli si offrono e ai quali non vuole aderire. E’ un racconto brevissimo, ma trasmette un messaggio che va oltre la resistenza al colonialismo economico e politico, ricercandone piuttosto le radici a monte, nel rifiuto del colonialismo culturale.
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