Leonarda Cianciulli. La saponificatrice di Correggio.

Leonarda Cianciulli

La saponificatrice di Correggio

Massimo Balsamo, ‘Il Giornale’, 9 Febbraio 2023, Uccise per amore di madre, la serial killer che trasformava le donne in saponette.

Il caso di Leonarda Cianciulli, la cartomante di Correggio che assassinò tre donne colpendole con un’ascia e le sciolse nella soda caustica per farne saponette, finendo poi i suoi giorni in manicomio, è uno dei casi di cronaca nera più conosciuti nella storia italiana del ventesimo secolo. Viene per lo più raccontato come un caso di infermità mentale risolto in tragedia, così almeno si legge nell’articolo di Massimo Balsamo letto nel podcast qui presentato. Eppure, qualcosa nel racconto di quei tre orrendi delitti va oltre il fatto criminale in sé, ma possiamo comprenderlo solo storicizzando il caso: di cosa parlavano i giornali nel periodo in cui si riportavano le notizie intorno al suo processo, iniziato subito dopo la fine della seconda guerra mondiale? Leonarda Cianciulli aveva ucciso tre donne. Per quanto le vittime non si misurino a peso, bisogna riconoscere che la saponificatrice di Correggio non aveva assassinato 14 persone come Belle Gunnes, 20 come Mary Ann Cotton, 30 come Jolly Jane, 120 come Darya Nikolayevna Saltykova o 600 come Erzsébet Báthory. Leonarda Cianciulli non era arrivata oltre le tre vittime, sebbene in quegli stessi anni crimini altrettanto efferati fossero stati commessi, non tutti saliti alla ribalta della cronaca nazionale

Se proviamo a storicizzare il caso di Leonarda Cianciulli, non possiamo fare a meno di osservare che pochi mesi prima del suo processo, un altro dibattimento giudiziario si era svolto nella città di Norimberga, dove erano stati messi alla sbarra e giudicati alcuni tra i responsabili dei crimini di guerra commessi dai gerarchi del regime nazista durante la seconda guerra mondiale. Circolava allora una sorta di leggenda metropolitana diffusa fin dalla prima guerra mondiale, quando i tedeschi erano stati accusati di produrre sapone e glicerina dal grasso dei cadaveri nelle cosiddette Kadaververwertungsanstalt. Il racconto era tornato in circolazione vent’anni più tardi quando, a causa dell’economia di guerra, iniziò realmente a scarseggiare la materia prima per produrre il sapone. Durante la seconda guerra mondiale vennero messe in commercio barrette di sapone siglate con l’acronimo RIF, che stava per  Reichsstelle für industrielle Fettversorgung (centro nazionale per la fornitura di grasso industriale). Si diffuse allora la convinzione che quella sigla stesse per Reichs-Juden-Fett (grasso ebreo di Stato), un macabro topos narrativo che veniva usato effettivamente dagli stessi nazisti a scopo di intimidazione e abuso psicologico nei campi di concentramento.

Per quanto la pratica della saponificazione dei corpi umani non sia mai stata istituzionalizzata nel delirio genocida nazifascista, il racconto circolava e con tutta probabilità a livello sperimentale si tentò sul serio di ricavare il sapone dal grasso dei cadaveri, così come dopo la guerra circolavano falsi prodotti rivolti a macabri collezionisti disposti ad acquistare lampade foderate in pelle umana o saponi ricavati dalle vittime dei campi di sterminio, un traffico illegale in cui abbondavano frodi e truffe di ogni genere. Non sappiamo se e quante persone siano state ridotte in sapone, ma è evidente come il racconto stesso della saponificazione attribuito ai nazisti fosse ben noto da decenni in un contesto storico, culturale e sociale, in cui la preparazione domestica del sapone era diffusa in molte famiglie, soprattutto nelle comunità rurali. Che quel racconto possa aver ispirato i delitti di Leonarda Cianciulli o che la pratica della saponificazione da grasso umano fosse in qualche modo diffusa nell’ambiente della malavita, la coincidenza tra questi due casi mediatici lascia senza dubbio aperti molti spunti di riflessione.

Le vittime della saponificatrice di Correggio sono state in effetti solo tre a discapito di tanti altri casi criminali più gravi, più crudeli, su più larga scala del suo, dei quali si era appena concluso il dibattimento pochi mesi prima a Norimberga. Tuttavia il fatto che una donna sola, con limitati mezzi e competenze, avesse potuto compiere nell’aula del tribunale una dimostrazione di come fosse in grado di produrre sapone a partire dal grasso animale, e l’idea che quella donna avesse ridotto in sapone tre corpi umani dopo averli uccisi e fatti a pezzi, in quel particolare contesto suscitava un ribrezzo del tutto particolare, poiché suonava come un tetro avvertimento: si è possibile, ma soprattutto potrebbe accadere ancora. Dovremo aspettare i processi per mafia degli anni ’80 per imparare che lo scioglimento delle vittime nella soda caustica, o nella calce, o murate nei piloni dei ponti nelle autostrade, costituiscano da tempo una pratica tutt’altro che occasionale. E’ per questo che il caso di Leonarda Cianciulli ancora oggi scuote le nostre coscienze tanto in profondità, non solo per il crimine specifico da lei commesso (che pure è un caso di ferocia criminale inaudita), ma per quello che rappresentava nel particolare momento storico in cui si è svolto il processo.


Letture dal vivo


Jules Verne, Il giro del mondo in 80 giorni
Giovannino Guareschi, Don Camillo
Anonimo, Il cavallo incantato
Anonimo, La grande fuga
Erri De Luca, Il violino
Matilde Serao, Il Diavolo di Mergellina
s.a., Il mistero del Basilisco
Massimo Balsamo, La saponificatrice di Correggio
Emilio De Marchi, Carliseppe della Coronata
Racconto giapponese, Il gatto e il pappagallo
Carlo Collodi, La tassa sui gobbi
Primo Levi, Mnemagoghi
Arthur Conan Doyle, Il pollice dell’ingegnere
Fulvia Bessac, Racconti di tutti i paesi
Iginio Tarchetti, Un osso di morto
Federico Berti, Donkey Kong
Giuseppe Lipparini, L’avventura di tre ladri
Giuseppe Lipparini, Golia
Giuseppe Lipparini, La Torre del Fattucchio
Primo Levi, Cladonia Rapida
Francesco Dall’Ongaro, Due castelli in aria
Nelson Mandela, L’occhio dell’elefante
Anonimo, La pietra da minestra
Anonimo, La tessitrice dei racconti
Achille Geremicca, L’orologio a Carillon
ETA Hoffman, La donna vampiro
Ferruccio Rizzatti, Smeraldina

Condividi