Lady Pickpocket e lo squadrismo digitale

Dalla denuncia al linciaggio il passo è breve. Vorrei parlare di un personaggio controverso, tale Monica Poli, leghista di ferro meglio nota come Lady Pickpocket, attualmente in carica nel Consiglio della Municipalità di Venezia. Da trent’anni fa parte del comitato veneziano Cittadini non distratti, nato (a parole) per segnalare e contrastare i borseggi nelle aree turistiche della città, ma animato (nei fatti) da ambizioni ambigue e intenzioni che vanno oltre la semplice cittadinanza attiva. Quel che fa Monica Poli è filmare i presunti borseggiatori e pubblicare i video sui social, esponendoli a un’intimidatoria e altrettanto criminale gogna mediatica, creandovi sopra uno spettacolo d’intrattenimento. L’associazione che guida, agisce quotidianamente nelle zone più affollate del territorio veneziano con azioni di “disturbo” ai ladri, chiamate al 112 e una massiccia attività di comunicazione per amplificare ogni episodio di borseggio.

È una forma di attivismo che, se da un lato intercetta la rabbia dei cittadini e dei turisti esasperati, dall’altro pone interrogativi urgenti: possiamo interpretare questo tipo di iniziativa come un invito alla cittadinanza attiva, o siamo davanti a una pericolosa forma di squadrismo mediatico? Tecnicamente, per la legge italiana, filmare individui in azione, gridare contro di loro in pubblico, diffondere i loro volti online, oltre tutto in assenza di una vera e propria condanna in sede giudiziale, viola il diritto fondamentale alla presunzione di innocenza, principio cardine per lo Stato italiano.

Il decreto legislativo 188/2021, impone che nessuna persona possa essere presentata come colpevole prima di una sentenza definitiva. Ogni cittadino è presunto innocente fino al terzo grado di giudizio e ha diritto a un equo processo, da svolgersi nelle sedi competenti. La CEDU e la Carta dei diritti fondamentali dell’UE ribadiscono la centralità del giusto processo e della tutela della dignità individuale. Quel che fanno i Cittadini non distratti mette in discussione questi principi: chi finisce davanti alla telecamera di Lady Pickpocket si ritrova già condannato nell’arena pubblica, esposto al pubblico disprezzo e, non ultimo, a giudicare dal materiale pubblicato e dal tono degli slogan messi in giro da questa gentaglia, a un marchio etnico. Non c’è difesa, non c’è contraddittorio, non c’è giustizia, solo gogna.

La Costituzione italiana è chiara: la sicurezza pubblica è compito esclusivo delle forze di polizia. Il Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza (artt. 133 e 134 TULPS) consente attività di vigilanza solo a guardie giurate e istituti autorizzati, sotto stretto controllo della Prefettura. Qualsiasi ronda spontanea o azione organizzata da privati, anche solo che simuli funzioni di polizia, è illegale. Non per una questione di forma: il problema è che le ronde di cittadini non addestrati, oltre a mettere in pericolo chi le pratica, possono anche ostacolare eventuali indagini sotto copertura, mettere a rischio l’incolumità delle persone coinvolte, agenti compresi, e far saltare settimane, mesi di appostamenti.

Vi è poi il problema politico e l’emergenza sociale: quando l’attivismo diventa “giustizia privata”, il passo verso lo squadrismo è breve. Storicamente lo squadrismo si fonda proprio sul sostituirsi allo Stato usando la forza, l’intimidazione, la paura e, come in questo caso, la diffamazione. Il rischio di strumentalizzazione politica non è teorico, dato che Monica Poli non si presenta solo come un’attivista e un’influencer: è anche Consigliera di Municipalità a Venezia per la Lega, partito di estrema destra che da anni costruisce il proprio consenso sulla paura e l’incertezza intorno al tema dell’immigrazione. Il suo ruolo politico conferisce all’associazione Cittadini non distratti un peso che va ben oltre la dimensione civica.

Le ronde mediatiche diventano così un’estensione del messaggio politico leghista: sicurezza fai da te, criminalizzazione delle minoranze, delegittimazione delle istituzioni giudiziarie “buoniste” o, peggio, della “magistratura politicizzata”. Tutto questo inizia a farsi pericoloso, in misura direttamente proporzionale alla popolarità di personaggi come Monica Poli e altri. La sovrapposizione fra attivismo e carriera politica genera un cortocircuito inquietante: i video virali non sono più solo allarmi per i turisti, ma armi di propaganda che rafforzano la narrativa securitaria della destra radicale.

Vi è poi la componente xenofoba e razzista che il piano editoriale di questo circo degli orrori presenta. I video diffusi da Lady Pickpocket mostrano quasi sempre persone appartenenti a minoranze etniche, in particolare comunità Rom e migranti. Il risultato è dunque una narrazione tossica: il borseggio diventa sinonimo di etnia, e il problema criminale viene ridotto a una questione etnica. Il meccanismo è noto, rientra nel programma politico di un certo Adolf Hitler, che fondò l’intera sua propaganda politica sull’odio antisemita e il proposito di cancellare gli ebrei dalla faccia della terra: l’odio collettivo ha bisogno di un nemico visibile, facilmente riconoscibile e attaccabile.

La pubblicazione dei video da parte di Monica Poli e degli altri terroristi mediali che la affiancano alimenta la percezione che Venezia sia assediata da bande straniere, si rafforza il pregiudizio che associa migrazione e criminalità, si normalizzano discorsi d’odio che dividono la società: è il terreno ideale per le campagne politiche dell’estrema destra, che proprio su paura e rancore costruisce il proprio consenso.

Il contrasto ai borseggi è una necessità reale, turisti e residenti hanno diritto a muoversi in sicurezza e senza paura. Trasformare però la lotta al crimine in linciaggio mediatico non solo non risolve il problema, ma mina le basi stesse della convivenza civile. Uno Stato di diritto si fonda su regole chiare: presunzione d’innocenza, diritto alla difesa, processi equi. Ogni deviazione verso la giustizia privata – sia essa fisica o digitale – apre la strada al caos e al terrore. La lotta al borseggio deve essere condotta dalle forze dell’ordine, con strumenti legali e proporzionati, non da associazioni che violano diritti fondamentali e trasformano la sicurezza in spettacolo politico.

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