Federico Berti, Presto e Bene. Fiabe italiane (2025)

Illustration Artwork by Federico Berti. Created with Gimp/Qwen

Un vecchio falegname aveva due figli che andavano poco daccordo tra loro: uno si chiamava Presto e l’altro Bene. Quando il vecchio morì, i due fratelli divisero la bottega e tirarono avanti ognuno per conto suo. Il primo era svogliato e attaccato al soldo, pfendeva solo commesse importanti, voleva anticipi da capogiro e i poveri contadini li mandava a spendere da un’altra parte, in poco tempo si arricchì lavorando per i costruttori di strade, ponti e palazzoni.

«Il tempo è denaro» diceva sempre canzonando il fratello, che era di tutta un’altra pasta, prendeva su ogni lavoro e se il cliente non poteva pagare subito pazienza, anticipava pure il materiale di tasca sua. Si prendeva il suo tempo a far le cose, perché la fretta diceva, fa i tarli grassi. Quelli che andavano da lui eran gente da poco, pastori, contadini a farsi costruire un tavolo, riparare un camino, piccole cose, ma lui non si perdeva d’animo ed era sempre disponibile.

«Un lavoro ben fatto torna sempre indietro» ripeteva.

Venneroi sette anni di carestia, nei campi la grandine aveva bruciato tutto, i frutteti si ammalarono, le bestie non davano latte, persino le api morivano; quattrini se ne vedevan pochi, i costruttori di strade, ponti e palazzoni stavano in casa coi piedi al caldo e dalla falegnameria passava poca gente. Presto aveva messo da parte qualche soldino e pensò di tirare i remi in barca, disse che bisognava aspettare tempi migliori: chiuse bottega, se arrivava un cliente a tasche vuote lo rimandava indietro.

«Il lavoro si paga» pontificava.

Bene invece da parte non aveva messo un bel niente, dovette continuare a lavorare come poteva prendendo anche le piccole commesse a credito e aspettando settimane, mesi, prima di vedere il soldino. A volte lo pagavano in natura, portandogli quel poco di uova, olio, sale, legna per l’inverno, tutte cose che non ci paghi la broda per il trattore.

Bene però faceva le cose a modo, era preciso, lavorava col legno migliore, non pensava solo al dritto ma anche al bello e non badava a risparmiarsi. Qualcuno lo prendeva per matto:

«Quel grullo si sta scavando la fossa, come vuoi che possa tirare avanti se continua a lavorare per dei pezzenti che non lo pagano?». Anche la moglie lo rimbrottava se pane e vino mancavano in tavola, ma lui tirava per la sua strada perché la fiducia e l’onore, così diceva, vengono prima del denaro.

Vi fu quindi un periodo di forti piogge, il vento e l’acqua si portarono via l’unico ponte che collegava il paese alla terraferma. Bene allora lavorò giorno e notte, senza vedere un quattrino, per riparare il ponte e dopo averlo rimesso a posto, dato che non aveva altri clienti, intagliò nel ponte bassorilievi di putti alati e una cornucopia di fiori, frutti, grano maturo.

Passarono i mesi, la carestia continuava a imperversare e le botteghe dei due falegnami restavano chiuse. Presto aveva dato fondo ai suoi risparmi, Bene intanto deperiva nel viso e nel corpo, perché si toglieva il pane di bocca per darlo ai figli e continuava a intagliare il legno per decorare con le sue sculture non solo il ponte che aveva riparato, ma ogni angolo del paese. Motivi floreali sul palazzo del Sindaco, sul portale della chiesa, sulle porte dei contadini e persino sulle travi delle stalle.

In una grande quercia nel cuore del paese che durante una tempesta era stata abbattuta da un fulmine, intagliò una grande statua di San Bonifacio. Nessuno poteva permettersi di pagarlo in denaro, ma in tanti lo ricompensarono coi frutti dei loro alberi, qualche prodotto dell’orto, un po’ di latte, formaggio, e fu così che il falegname tirò la carretta per sette lunghi anni.

Si sparse la voce, tanti curiosi vennero dal circondario per vedere le splendide sculture di legno realizzate da quello che iniziarono a chiamare il mago del ponte. Quando finì la carestia, Presto era ormai ridotto sul lastrico, la sua bottega chiusa da tempo non aveva più clienti e quei pochi risparmi se li era consumati. La sua vita era in un fosso.

Bene invece aveva mantenuto buoni rapporti con tutti, si era lasciato alle spalle un’edicola in ogni crocicchio, un angelo in ogni albero, una rosa su ogni architrave, tutto il paese era fiorito di bellezza e quando la gente aveva bisogno di un falegname, si rivolgeva sempre a quello del ponte, cui non mancò lavoro per il resto dei suoi giorni.

Il fratello allora si recò da lui chiedendo di assumerlo come garzone, ma Bene fece molto di più: rilevò la sua parte di bottega, la intestò a entrambe e riunì la famiglia. Una volta sono andato anch’io, trovai all’ingresso un grande cartello intagliato nel legno, sul quale era scritto:

«Presto e Bene son tornati insieme»


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