Comprachicos. Dalla mutilazione fisica a quella cognitiva.

I Comprachicos di cui parla Victor Hugo nell’Uomo che ride, sono un’invenzione letteraria, siamo d’accordo. Quando il romanzo uscì nel 1869, la critica reazionaria del tempo la condannò come una grottesca e mistificante esagerazione, fantasia morbosa, sfacciata falsificazione. Faceva comodo, ai potenti di allora, scagliarsi contro un’opera che malediceva il potere stesso. Il problema è che si pretendeva d’interpretare in senso letterale un romanzo storico, un’opera di fantasia, applicando alla narrazione fantastica la logica del saggio storico. Illegittimo certo, ma era funzionale a sviare l’attenzione del lettore.
In realtà la gilda dei Comprachicos, intesa come una rete internazionale, storicamente documentabile, di criminali dediti alla mutilazione dei minori per immetterli nel mercato dei freaks da circo, non è mai esistita, non con quel nome, quell’organizzazione. Va intesa però come metafora di una violenza assolutamente reale, una realtà di sfruttamento dell’infanzia ben documentata, attraverso pratiche di mutilazione punitiva simili a quelle praticate sul volto del povero Gwynplane, realmente diffuse nei bassifondi della malavita europea.
In un romanzo picaresco del XVII secolo, La desordenada codicia de los bienes ajenos di Carlos García, si parla dei Dacianos, bande che mutilavano davvero i bambini per venderli a mendicanti e vagabondi, fatti del genere si ritrovano anche nel Libro dei vagabondi di Piero Camporesi. Il sorriso isterico intagliato nel viso con la lama di un coltello, adombrava almeno un caso documentato, l’aggressione a un deputato inglese, Sir John Coventry, e le mutilazioni del naso ai tempi di Guglielmo di Tiro, nares habens mutilas. Se da un lato non è mai esistito un testo attribuito al dottor Conquest, ostetrico londinese del Settecento, come quello citato da Hugo nel romanzo, dall’altro la tratta di esseri umani portatori di mostruose deformità per il diletto dei potenti, dai pumilo romani ai nani di corte del Seicento, ai freak show ottocenteschi, è una realtà tutt’altro che allegorica.
C’è poi un interessante sviluppo nel Novecento, che l’interpretazione di questo capitolo ha avuto e al quale vorrei accennare, l’idea della mutilazione cognitiva. Ne parla negli anni ’70 Ayn Rand, riferendosi proprio al romanzo di Hugo, per scagliarsi contro l’educazione progressista che a suo parere privava i minori del rigore logico per renderli consumatori acritici, conformisti (non è chiaro perché proprio l’educazione progressista). Dal canto suo Umberto Eco tornò a parlare dei Comprachicos di Victor Hugo nei suoi Apocalittici e integrati, analizzando il fenomeno mediatico di Rita Pavone per denunciare una ‘rimodellazione’ della spontaneità puberale, delle ansie e turbamenti adolescenziali, per restituirli al pubblico nella forma di un prodotto spendibile sul mercato dell’intrattenimento: un «capolavoro di crudeltà schiavistica» dove la vittima non si rendeva nemmeno conto dell’orrenda mutilazione a suo danno.
Tutto questo, per dire che la polemica intorno alla storicità dei Comprachicos nel romanzo di Victor Hugo, è del tutto sterile e priva di utilità. Non dobbiamo interpretare il testo in senso letterale, trattandosi di un romanzo, non di un saggio storico: lo si veda piuttosto come la denuncia di una violenza endemica sull’infanzia, una violenza praticata sul corpo e sulla mente dei nostri bambini ancora oggi col martello della letteratura, della propaganda, dei palinsesti televisivi. Quando negli anni ’70 il Parlamento Italiano pose il problema degli effetti diseducativi dei manga violenti, complottisti, suprematisti, importati dal Giappone, si parlava per l’appunto di un ‘martellamento’ ideologico operato attraverso l’intrattenimento, per plasmare la mente dei minori. Tema, diciamolo pure, di un’attualità sconcertante.