Virginia Woolf, il mistero di Miss V. Racconto breve

Il misterioso caso di Miss V.” (The Mysterious Case of Miss V.) è uno dei racconti forse meno conosciuti di Virginia Woolf: scritto originariamente intorno al 1906 (quasi contemporaneamente a Phyllis and Rosamond), appartiene alla primissima produzione della scrittrice, ma è stato riscoperto e incluso postumo nelle raccolte complete della sua narrativa breve. Ambientato a Londra, racchiude già in nuce i grandi temi che Woolf svilupperà nei suoi capolavori maturi: l’isolamento nella metropoli moderna, l’invisibilità sociale delle donne e il contrasto tra l’apparenza esteriore e la verità profonda della coscienza.

La narrazione si apre con una riflessione attualissima, per chi vive nelle caotiche ma alienanti città del mondo contemporaneo: non esiste solitudine più assoluta di quella di chi si trova solo in mezzo a una folla che non si cura della propria esistenza. Il Protagonista è Miss V. (Mary V.), un’anziana donna nubile, una “zitella” (secondo i rigidi canoni dell’epoca edoardiana) che si muove per Londra come un’ombra. Nessuno la nota davvero, nessuno si ferma a parlare con lei se non per convenevoli superficiali o per il classico breve colloquio da salotto. Diventa l’incarnazione di una “spettralità urbana”. Un’ombra, un fantasma.

Non vedendola per qualche giorno nei luoghi da lei solitamente attraversati, il narratore (o la narratrice), quasi ossessionato da questa figura sfuggente, decide di “inseguire quest’ombra”, di scoprire dove vive, se esiste davvero e cosa si nasconda dietro quel silenzio. Quando finalmente si decide a farle visita per stabilire un contatto reale, la cameriera che apre la porta dell’appartamento annuncia che Miss V. era malata da due mesi ed è morta proprio la mattina precedente.

Nella primissima stesura del manoscritto, Woolf aveva previsto un finale completamente diverso e più diretto, in cui la narratrice riusciva a entrare e vedeva Miss V. seduta al tavolo, viva. Scegliendo poi di farla morire prima dell’incontro, Woolf ha amplificato il senso di un’opportunità mancata e l’irrimediabile isolamento del personaggio.

Miss V. rappresenta lo status di migliaia di donne dell’epoca che, non avendo preso marito o non avendo un ruolo pubblico “riconosciuto”, venivano relegate ai margini visivi ed emotivi della società, considerate quasi trasparenti. Londra non è solo uno sfondo, ma un simbolo dell’alienazione stessa: più la città è affollata, più l’individuo si isola e sprofonda nel proprio anonimato.

Molti critici rivedono nella figura di Miss V. un riflesso distorto della zia di Virginia, Caroline Emilia Stephen (che la famiglia chiamava “The Nun”, la monaca), una teologa quacchera che viveva in modo estremamente ritirato e i cui scritti venivano spesso sminuiti dagli uomini della famiglia, tra cui il padre di Virginia, Leslie Stephen.


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