Street art tutorial. Cosa fare quando rimaniamo ‘criccati’, senza poter lavorare.

Artisti di strada
e blocco della schiena

Prevenzione e consigli pratici
Street art tutorial

di Federico Berti

Per approfondire puoi leggere il libro:
“Gli Artisti di strada non sono mendicanti

Ricevo spesso questa domanda, da parte di fratelli e sorelle del cappello amici e non. Cosa fare quando rimaniamo ‘criccati’, se la schiena si blocca insomma e non possiamo fare il nostro lavoro. E’ un problema serio, perché rimettersi per bene a posto richiede a volte diverse settimane di riposo, fino a 2-3 mesi di inattività nei casi più critici. Inutile dire che se abbiamo in programma date importanti, di quelle ben pagate, c’è poco da fare: bisogna ricorrere ai metodi ‘drastici’, che ovviamente hanno un sacco di controindicazioni: punture di cortisone pesantissime, osteopata che ti sblocca ‘a mano’ il punto sofferente, antidolorifici e antinfiammatori come se non ci fosse un domani. Poi ci metteremo settimane a smaltire tutta quella roba, ma quando c’è da onorare un impegno importante, non abbiamo davvero alternative. Per questo tipo di terapia, bisogna comunque rivolgersi al medico curante, o se ci troviamo lontani da casa la più vicina guardia medica. In questo articolo però, vorrei condividere le strategia che hanno dato a me risultati importanti in 25 anni di strada, sperando che possano tornare utili a qualcuno o che altri vogliano condividere le loro.

Intanto dobbiamo prendere atto che questo tipo di problemi fa parte proprio della nostra categoria, è comune praticamente a tutti e i motivi sono tanti. Lavoriamo all’aperto, siamo esposti a sbalzi di temperatura continui più volte nella stessa giornata, fatichiamo sotto il cielo, sudiamo e ci troviamo spesso esposti a correnti d’aria improvvisi rovesci del clima. Per non parlare dei lunghi spostamenti in macchina, in furgone, in camper, deleteri per la schiena proprio a causa del ricircolo d’aria dai finestrini aperti o peggio ancora (chi ce l’ha) l’aria condizionata. Chi poi dorme spesso nel caravan, assorbe nelle ossa l’abbondante umidità notturna mista dell’aria umida e del nostro fiato. Presente quando vi svegliate la mattina presto e la trovate tutta sul vetro? Ecco, quella roba là vi s’infila dappertutto e tanto bene bisogna proprio dirlo, non fa. Infine si deve tenere presente che nel nostro lavoro alterniamo fasi di grande impegno anche fisico, a periodi di sostanziale inattività, che possono darci problemi come vedremo tra poco.

Detto questo, se vogliamo evitare d’imbottirci di farmaci dannosissimi o farci manipolare le ossa, cosa che a lungo andare può comunque risultare sempre meno efficace, dobbiamo tener presenti due strategie di prevenzione: una prima che si presenti il disturbo e una per la crisi in atto. Iniziamo dalla prevenzione. Distingueremo due momenti: 1) La preparazione fisica, 2) La protezione del corpo. La prima consiste nell’irrobustire tutta la muscolatura del nostro corpo per fare sì che le ossa non collassino una sull’altra, o che i nervi non si accavallino, la forma fisica è importante. Per migliorarla abbiamo tre strumenti formidabili, in primo luogo gli esercizi della cosiddetta ‘back school’, che consentono l’allungamento e lo stiramento dei muscoli della schiena. Non ve li riassumo, perché ognuno deve trovarseli da solo e parlarne sempre con il proprio medico curante. Posso dire soltanto che richiedono 5 minuti ogni mattina appena svegli e già quelli da soli riducono moltissimo l’incidenza di lombalgie e ‘criccamenti’. Il secondo è la classica camminata quotidiana. 5-6 chilometri a passo sostenuto, preferibilmente alla mattina presto quando l’aria è più ricca di ossigeno: attenzione, perché non contao i chilometri percorsi per andare a comprare il pane o per andare a lavoro, parliamo proprio di una passeggiata continua senza interruzioni. Questa seconda forma di allenamento dà risultati fenomenali sul lungo periodo. In ultimo, la ginnastica a corpo libero. Quella che abbiamo imparato da bambini durante l’ora di educazione fisica, per intenderci, dovremmo fare almeno due o tre sessioni settimanali da un’ora specialmente nei periodi di inattività, per non perdere la forma fisica.

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Il secondo momento della nostra lotta al mal di schiena è la protezione del corpo. Alle classiche raccomandazioni della nonna, tipo non prendere correnti d’aria, copriti se fa freddo, attenti a non sudare e così via, aggiungerei qualche suggerimento ‘pratico’ per qualcuno insospettabile. Primo, anche se può suonare strano a qualcuno, la famosa ‘maglia di lana’. Non è uno scherzo, aiuta davvero e non soltanto i vecchi. Se fate caso, le carovane del deserto con cosa vanno vestite? Coperte di lana dalla testa ai piedi, notte e giorno. Questo perché la temperatura ambientale passa per loro da 50 gradi all’ombra al gelo della notte, il corpo ne risentirebbe. come si dice, la lana protegge dal freddo come dal caldo, questo è un detto che i nostri contadini conoscevano molto bene e infatti portavano la canottiera di lana anche in piena estate. Il motivo è molto semplice: quello che ci blocca la schiena, non è il fatto di sudare, ma che il sudore ci si raffreddi addosso, provocando uno sbalzo termico dannoso per la muscolatura, che si contrae all’improvviso tirandosi dietro anche nervi e ossa. Più o meno la dinamica del ‘criccamento’ più diffusa è questa. Personalmente, a me questo tipo di intervento ha risolto una parte consistente del problema. Altri accorgimenti possiamo averli quando siamo alla guida. Soste frequenti, asciughiamoci spesso, mai guidare a torso nudo o in maglietta di cotone.

Un’altra cosa davvero importante per evitare il blocco della schiena, anche questo può suonare strano per qualcuno, è bere molto. specialmente quando siamo in turné. Non meno di due litri d’acqua al giorno. Cosa c’entra questo con la nostra schiena? Il motivo è presto spiegato. Nel blocco spesso ha un ruolo non secondario il drenaggio delle vie urinarie, se abbiamo ad esempio la cosiddetta ‘renella’, quando non dei piccoli calcoli. La posizione dei reni è proprio a ridosso dei muscoli lombari, se l’uretra fatica a espellere eventuali impurità s’iniziano a creare sommovimenti della muscolatura addominale simili a quelli del serpente che striscia in terra, per facilitare il passaggio del corpo estraneo. Inoltre il rene in quel tipo di situazione tende a gonfiarsi, e nel gonfiarsi spinge la muscolatura e i nervi contro le ossa. L’osteopata infatti, fra le prove che vi fa in caso di blocco è proprio quella di verificare che il problema non dipenda dai reni sotto sforzo.

Riassumendo bere spesso, fare un corretto esercizio fisico, proteggersi dall’umidità, dagli sbalzi di temperatura, dalla corrente. Questi gli interventi preventivi sul corpo. E quelli sull’economia? Ne abbiamo parlato durante la quarantena, ricordate? Vi suggerisco di rileggervi quell’articolo per capire come possiamo predisporre il nostro lavoro per creare da soli il nostro ‘ammortizzatore sociale’, non è difficile. Ciò detto, potrebbe lo stesso capitare di trovarci in una situazione di emergenza grave, bloccati in casa (non solo per la schiena) senza risorse economiche, senza poter onorare impegni presi e costretti al riposo. Che fare, in quei casi? Per prima cosa, meglio partire da quel che assolutamente non si deve mai fare: alla larga dagli strozzini. Chi ti offre un prestito senza garanzia a tassi allucinanti, che finiranno col peggiorare la situazione. Quello che si può fare è sospendere qualche pagamento quando la banca lo consente, stringere un po’ la cinta insomma. Se avremo impostato correttamente il nostro lavoro fin dall’inizio, dovremmo avere una finestra di almeno 6 mesi, durante i quali possono accadere molte cose: da un lato siamo a casa infermi, dall’altro però abbiamo tantissimo tempo libero e possiamo guardarci intorno. Andare in cerca di finanziamenti per eventuali progetti futuri, pianificare nuove produzioni cercando finanziatori per spettacoli che andremo poi a fare non appena sarà possibile, oppure lavorare a nuove pubblicazioni: video, cd, libri, produzioni che si possano poi portare in giro e distribuire. Durante l’ultima quarantena ad esempio, ho avuto la possibilità di pubblicare un libro che poi, andandolo a presentare e vendere nei mesi successivi, mi ha ripagato di buona parte delle date perse, ad esempio.

Questi sono i suggerimenti pratici che mi viene di dare a una compagna o un compagno che si trovi in difficoltà per un blocco della schiena, se avete idee diverse potete farmelo sapere in commento, le aggiungerò all’articolo. Per approfondire ti consiglio di leggere il mio libro, “Gli artisti di strada non sono mendicanti”, nella cui prossima riedizione includerò anche questo breve articolo. Ti lascio un link in descrizione alla pagina dove puoi acquistarlo sostenendo le attività di questo sito. E’ come quando m’incontri per la strada, mi lasci un’offerta nel cappello e io ti regalo un libro. Buona strada se ne fai.

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