Sinclair Lewis, Qui non può succedere
E’ un romanzo di Sinclair Lewis del 1935, terribilmente attuale, in cui si immagina l’ascesa al potere del senatore populista Berzelius “Buzz” Windrip, eletto presidente l’anno successivo all’uscita del libro (ucronia distopica) grazie a una retorica aggressiva, semplificatrice e seduttiva. Una volta al governo, Windrip smantella progressivamente le istituzioni democratiche e instaura un regime autoritario ispirato ai fascismi europei dell’epoca. Lewis non si limita a descrivere il colpo di mano finale, ma analizza con lucidità il processo graduale attraverso cui una democrazia può essere svuotata dall’interno, spesso con il consenso — o la passività — dei cittadini.
Il grande merito del romanzo è da ricercsarsi proprio nella sua funzione di monito: Lewis rifiuta l’idea rassicurante che “qui non può succedere”, mostrando come nessuna società sia immune dal rischio autoritario. La libertà, nel suo racconto, non è uno stato permanente ma una condizione fragile, che richiede vigilanza, senso critico e responsabilità collettiva. In questo senso, l’opera appare oggi come una profezia incredibilmente accurata del nostro tempo, capace di parlare al presente con una chiarezza quasi scomoda.
Dal punto di vista stilistico, il romanzo alterna momenti di satira feroce a passaggi più cupi e drammatici. Se in alcuni tratti la narrazione può risultare didascalica o appesantita dall’intento politico, ciò è ampiamente compensato dalla lucidità dell’analisi e dalla forza delle idee espresse.