Rassegna stampa. Scorte alimentari in Cina. Politica aggressiva?

Scorte alimentari in Cina. Rassegna stampa

Scorte alimentari in Cina

Rassegna stampa
a cura di Federico Berti

Lodovica Bulian, 3 Gennaio 2022, L’interrogazione dell’azzurro all’Europa: “Pechino ha fatto incetta di scorte alimentari”

«Secondo l’Onu, in un anno, i prezzi agricoli sono cresciuti del 30%, anche a causa della politica di accaparramento delle scorte alimentari perpetrata dalla Cina». Interrogazione con richiesta di risposta scritta alla Commissione Europea da parte di Antonio Tajani e una delegazione di Forza Italia e Partito Popolare Europeo. Richiesta di intervento sui prezzi agricoli. 69% riserve di mais, 60% di riso, 51% di grano, in mano cinese. 98,1 miliardi di dollari spesi in importazioni nei primi 8 mesi del 2021, obiettivo l’autonomia dell’intera nazione per un anno e mezzo. Wh Group, primo importatore cinese di carni, ha acquisito aziende in Germania, Polonia, Olanda. Cresce il prezzo del fertilizzante. Si richiede anche sistema di stoccaggio comune per l’Europa. Lo conferma il giornale economico giapponese Nikkei

Federico Giuliano, ‘Inside Over’, 31 Dicembre 2021, Perché la Cina ha chiesto ai suoi cittadini di fare richiesta di cibo?

Provincia di Shaanxi, bloccata dal Covid. La peggior ondata dall’inizio della pandemia. Da otto giorni il centro è bloccato. Attività commerciali chiuse, nessuno può entrare o uscire. Complicato l’approvvigionamento del cibo in situazioni come questa, i cittadini si sono lamentati della carenza di generi alimentari e il governo ha risposto garantendo pieno rifornimento. Non si può non osservare che proprio da questo giornale occidentale apprendiamo di un popolo cinese che si lamenta con il governo, trovando piena e fattiva risposta nelle istituzioni. Elemento virtuoso di questa operazione è una stretta collaborazione tra governo centrale e amministrazioni locali, ma soprattutto un impegno per garantire che i prezzi rimangano stabili all’interno dei confini nazionali. Il primo problema è senz’altro dato dal virus, ma non è secondaria la questione dell’isteria collettiva, alla quale il governo sta ponendo riparo preventivo proprio rassicurando i cittadini con provvedimenti nazionali su larga scala come questo. Il terzo problema, conseguenza del primo, è la discontinuità della manodopera, data l’improvvisa indisponibilità di forza lavoro nelle zone colpite dei nuovi focolai pandemici.

Nel novembre 2020 i primi inviti alla popolazione di acquistare scorte per le emergenze. Nel Guandong la commissione sanitaria suggeriva una serie di articoli che non devono mancare nelle riserve familiari, tra cui tamponi antibatterici, mascherine, strumenti utili in caso di blackout e naturalmente cibo a lunga conservazione. Stesso discorso l’anno successivo, a novembre 2021. Questo articolo si chiude con una domanda: le cose stanno davvero così, o c’è dell’altro? Tuttavia, non dicendo nulla a riguardo di questo ipotetico ‘altro’, ottiene l’effetto di instillare il dubbio di un’intenzione diversa da quella dichiarata, dal governo cinese, senza entrare nel merito di quest’ipotesi. Un’operazione di questo tipo, se fosse condotta in un tribunale italiano, verrebbe respinta come ‘illazione’. La stessa affermazione, in bocca a un politico e con una richiesta esplicita al parlamento rappresentativo di una federazione di stati, equivale a un grave j’accuse che potrebbe contribuire all’inasprimento delle tensioni col governo levantino. Invitiamo alla prudenza.

Mario Bottarelli, ‘Il Sussidiario’, 31 Dicembre 2021, Il segnale sulla “crisi del cibo” che arriva dalla Cina

La parola d’ordine per una politica come quella cinese è ‘programmazione’, o più precisamente ‘pianificazione’. Un po’ è dovuto anche a questioni di conformazione geologica regimi climatici, oltre che all’estensione stessa del territorio. Ricorrenti inondazioni, siccità, carestie, obbligano il paese a prendere provvedimenti preventivi. Questa capacità di pianificazione ha naturalmente anche degli effetti stabilizzanti sull’umore del paese, prevenendo le ondate di malcontento popolare.

Giuseppina Perlasca, ‘Scenari Economici’, 29 Dicembre 2021, La Cina si è accaparrata metà delle riserve di grano mondiali. Perchè?

Secondo Nikkei Asia, la Cina mantiene “livelli storicamente elevati” di legumi e cereali stoccati presso i 310 impianti di stoccaggio del Gruppo COFCO (uno dei principali trasformatori alimentari di proprietà statale cinese) nella parte nord-orientale del paese. Le qualità tecniche del grano, per quanto ben conservato, vengono a deperire dopo circa 12 mesi. In Cina si accumulano riserve per 18-254 mesi. “Negli ultimi cinque anni, le importazioni cinesi di soia, mais e grano sono aumentate da due a dodici volte grazie agli acquisti aggressivi da Stati Uniti, Brasile e altri paesi fornitori. Le importazioni di carne bovina, suina, latticini e frutta sono aumentate da due a cinque volte“, scrive Nikkei.

‘News Communication’, 24 Dicembre 2021. Cina. Metà dei cereali del mondo è stoccato nel Celeste Impero.

La conseguenza di questa politica dell’approvvigionamento delle risorse da parte di un 20% della popolazione mondiale, ha avuto tra l’altro come effetto anche l’aumento dei costi delle derrate in altri paesi, alimentando il rischio di carestie altrove. Così sostiene la stampa giapponese, per quanto suoni un po’ come nella favola della cicala che accusa la formica di essere troppo previdente: si potrebbe alc ontrario cogliere il suggerimento cinese e provvedere noi stessi a una pianificazione più organica nell’affrontare le nuove condizioni e prospettate dalla pandemia. Meno del 20% della popolazione mondiale è riuscita a immagazzinare più della metà del mais e di altri cereali del pianeta, portando a un forte aumento dei prezzi ovunque e alimentando la carestia in altri paesi. Quest’interpretazione apocalittica di una Cina che si accaparra tutte le riserve per mettere in difficoltà gli altri paesi viene in realtà dalla stampa giapponese e americana, che ipotizzano una politica economica volutamente aggressiva. Come abbiamo visto, non ci sono dati in grado di confermare questa ipotesi, che al momento è solo un’illazione.

Redazione ‘Ansa’, 2 Novembre 2021, In Cina famiglie esortate a fare scorta di cibo per inverno. Timori per ripresa Covid, ondata di freddo e tensioni con Taiwan

Il governo sollecita autorità locali un pieno approvvigionamento di cibo e incoraggiano le famiglie a fare scorte di beni essenziali. Si teme nuova ondata di Coronavirus, un’ondata di freddo prevista e tensioni con Taiwan. Sulle pagine dell’Economic Daily, giornale sostenuto dsal Partito Comunista, si invitano gli utenti della rete a non spingersi troppo verso una ‘immaginazione iperattiva’ chiarendo che lo scopo della direttiva è solo di assicurarsi che i cittadini non siano colti alla sprovvista in casi di nuovi lockdown nella loro zona. Si segnala tra l’altro che il freddo dello scorso ottobre ha danneggiato i saccolti nella regione dello Shandong, con le maggiori coltivazioni di ortaggi. Si teme un problema con le forniture di cibo, anche per fare fronte a questa minor produttività il ministero del Commercio ha chiesto alle autorità locali di acquistare verdure conservabili e consolidare le reti di consegna per eventuali emergenze. Inutile dire che la preoccupazione per le infrastrutture manifestata dai molti interventi proprio sulla fluidità dei trasporti risponde anche a questo genere di preoccupazioni. Garantire un trasporto fluido in qualsiasi parte del paese possa essere toccata da nuovi stati d’emergenza. Invece di gridare l’allarme al monopolio, si potrebbe approfittare del suggerimento e adeguare la politica al contesto.

‘Il Messaggero’, 2 Novembre 2021. Cina, paura Covid: «Fate scorte alimentari e state a casa». E Pechino dimezza i voli. Scatta anche la chiusura di alcune scuole

Da questo articolo apprendiamo anche il sollecito da parte del governo, affinché le autorità locali intervengano per evitare disordini e tensioni nell’approvvigionamento delle derrate.

Susanna Picone, ‘Fan Page’, 2 Novembre 2021, Nuovo allarme Covid in Cina, il governo chiede di fare scorta di beni di prima necessità

La Cina è riuscita a contenere i numeri dell’infezione chiudendo le frontiere, operando blocchi strategici, anche in vista delle Olimpiadi invernali di Pechino che dovrebbero iniziare in teoria il 4 Febbraio prossimo.

Gabriella Mazzeo, ‘Fan Page’, 5 Novembre 2021, Code e panico nei supermercati in Cina: ecco cosa c’entrano le chiusure dovute al Covid-19. Una comunicazione di Pechino alle autorità locali ha causato il panico in tutta la Cina.

Questo articolo di ‘Fan Page’ segnala un altro elemento da non trascurare, che la nota governativa non era destinata direttamente ai cittadini, a solo alle amministrazioni locali, che avrebbero dovuto provvedere alla comunicazione nelle rispettive regioni. Sono seguite lunghe file ai supermercati e assalto agli scaffali vuoti. Una parte della popolazione si lamenta del fatto che in precedenza non ci sia stato un tempestivo avvertimento prima di chiudere gli esercizi. In caso di lockdown si teme che l’impossibilità di muoversi da una regione all’altra possa far aumentare i prezzi, da cui la richiesta esplicita al governo di provvedere. Sappiamo come questo tipo di segnalazione venga fatta a partire da ogni singolo cittadino, attraverso un sistema di petizioni online che il governo poi valuta per poter prendere dei provvedimenti. Altre motivazioni per questi timori sono date dal rischio di un’escalation col governo di Taiwan, e la paura di una crisi energetica, come nel 2021 che ha visto molte fabbriche sospendere la produzione e innescato un blackout generalizzato per tutto il paese.


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