Partigiani Ucraini in Donbas e Crimea

L’occupazione russa in Donbas e Crimea, ha dato luogo a una diffusa resistenza partigiana, popolare e di massa, come avvenne al tempo dell’occupazione nazista durante la seconda guerra mondiale? Domanda non peregrina. Andiamo ad analizzare i dati che abbiamo a disposizione, basandoci possibilmente non su fonti di parte russa, né pretendendo di consultare fonti ‘neutrali’, dato che la neutralità è impossibile in uno scacchiere di guerra. Prendiamo dunque proprio le stesse fonti ucraine, quelle che vantano una valorosa guerra partigiana contro Mosca nei territori occupati dall’esercito russo tra 2022 e 2025. Come vedremo, sono gli stessi dati forniti dai nazionalisti ucraini a smentire sé stessi.
In Crimea sappiamo che è attivo dal 2022 un movimento di ‘resistenza partigiana’ (così viene chiamato nella stampa atlantista) organizzato da Tatari Ucraini, noto come Atesh, che in lingua tatara vuol dire fuoco. Il 26 settembre è stato reso pubblico su Telegram un video con l’atto di giuramento, invitando la cittadinanza dei territori occupati a unirsi. Non sappiamo dove sia stato realmente girato il video e chi abbia dato impulso alla sua produzione, ma nei tre anni di guerra questa formazione si è assunta la responsabilità di varie azioni di sabotaggio: qualche autobomba, incendi, attentati esplosivi contro caserme, posti di blocco, linee ferroviarie, il tentato omicidio dello scrittore filorusso Velyki Kopani, azioni di intelligence e corruzione di ufficiali russi, come l’Operazione Crab Trap, l’incendio di un caccia russo fermo all’aeroporto.
Di quanti effettivi consta il gruppo? Non possiamo saperlo, ma abbiamo un’intervista sul ‘Guardian’ del 2023 a Mustafa Dzhemilev, che autoproclamandosi portavoce del movimento affermava di gestire allora una classe online con 4.000 iscritti, e che oltre 1.000 Tatari sarebbero stati disposti a prendere le armi contro le forze russe in Crimea, se solo avessero ricevuto le armi. Ma chi è questo Mustafa Dzhemilev? E’ il presidente di un gruppo nazionalista Tataro di Crimea fondato al tempo dell’Unione Sovietica, che per sessant’anni ha compiuto azioni dimostrative e attentati contro il governo di Mosca, ha servito nel Parlamento ucraino dal 1998 al 2014 come rappresentante dei Tatari ed è stato bandito dalla Crimea dopo l’annessione russa, per aver dichiarato nullo il referendum separatista inneggiando il popolo alla rivolta. Un parlamentare in esilio a Kiev.
Dunque il responsabile dell’arruolamento di combattenti per la resistenza russa in Crimea è un veterano dell’opposizione nazionalista Tatara in Crimea dal 1966, non certo dall’invasione russa del 2022, un membro del Parlamento di Kiev che sta tentando disperatamente di arruolare effettivi di là dalla linea del fronte, servendosi dei social network. Considerando che la popolazione totale della Crimea si aggira oggi intorno ai 2 milioni di abitanti, possiamo affermare, in base alle stesse fonti nazionaliste ucraine, che sul totale degli abitanti, lo stesso Dzhemilev ammette di non aver mobilitato più dello 0,2% della popolazione, di cui solo uno 0,05% disposto a prendere le armi contro l’occupazione russa. Questa sarebbe una resistenza di popolo?
L’altro gruppo che viene normalmente associato alla lotta partigiana in Crimea e Donbas è Rukh Oporu, letteralmente Resistenza, il quale tuttavia spiace doverlo dire, ma non nasce nemmeno lui da forme di resistenza popolare, bensì da un arruolamento diretto delle forze armate di Kiev oltre la linea del fronte: si tratta in realtà di un corpo d’armata infiltrato nel territorio occupato, nato proprio come distaccamento locale delle Forze Speciali dell’Esercito Ucraino. Non sono bande di partigiani, ma unità speciali al comando diretto dell’Esercito Nazionale, il cui numero di effettivi è oltre tutto coperto dal segreto di stato, che si occupa di sabotaggi, spionaggio e simili. Forme di reclutamento a distanza, non resistenza popolare.
Abbiamo poi gruppi non violenti di attivisti locali come Zia Mavka e il Nastro Giallo, impegnati per lo più in manifestazioni di protesta, sensibilizzazione, propaganda, che per loro stessa ammissione si trovano a dover contrastare una vasta condiscendenza della popolazione in Donbas e Crimea all’occupazione russa. Parliamo di piccole cellule dislocate sul territorio, qualche centinaio di attivisti in tutto sostenuti da Kiev e dall’Europa, che fa di tutto per amplificare la portata delle sue iniziative, anche in questo caso nulla di paragonabile a un’autentica resistenza di popolo.
Parlare di Resistenza Partigiana con questi numeri è una mistificazione: vogliamo paragonare la mobilitazione antirussa nei territori occupati di Donbas e Crimea, con gli 800 mila partigiani che liberarono la Jugoslavia dall’occupazione nazifascista, o con i 300 mila combattenti contro Hitler (e contro lo stesso Stalin) in Ucraina nel ‘44, o con i 250 mila italiani che si unirono alle brigate partigiane per abbattere il nazifascismo? Quella fu guerra di popolo!
Allo stato attuale delle cose, basandosi sulle stesse fonti nazionaliste ucraine (non su fonti russe), collegando tra loro quei pochi dati disponibili nella stessa stampa atlantica, in Donbas e Crimea non risulta una resistenza all’occupazione russa paragonabile alla guerra partigiana che si sviluppò contro Hitler e Mussolini in Italia, in Jugoslavia, nella stessa Ucraina, durante la Seconda Guerra Mondiale. Quel poco che c’è viene da gruppi minoritari di nazionalisti infiltrati da Kiev, che tentano per il momento di arruolare effettivi nei corpi d’armata delle Forze Speciali. Non si può parlare, non ancora almeno, di una autentica resistenza popolare.
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