Nudo in chiesa, fuori nevica. Diretta sogni n.13. Interpretazione e numeri.

Nudo in chiesa,
fuori nevica

Diretta sogni n.13
con Federico Berti

Buonasera, ho sognato di trovarmi in chiesa all’ora del rosario, c’erano altre persone e dei bambini che giocavano. Dovevamo dormire sulle panche, come se fossimo rifugiati, accampati non so per ch motivo. Avevamo anche le coperto. Mi sono accorto che ero nudo, gli altri invece erano vestiti. Sono uscito in strada con vergogna e ho visto la neve, anche se era piena estate.

Anonimo, Commento alla Diretta n.10

Vedere in sogno un nudo dell’altro sesso non è mai di buon auspicio, si pensava una volta annunciasse delusioni e grossi dispiaceri. Correre nudo per la strada, o in altro luogo pubblico, specialmente in presenza di altre persone vestite, ancor più se con dei bambini che giocano nei dintorni, può nascondere un senso di colpa, qualcosa di cui vergognarsi. Vedersi in chiesa denota in generale, secondo la tradizione onirocritica, un desiderio di protezione, consolazione e tranquillità; venirne scacciati, o andarsene perché non ci si sente benvoluti, annuncia momenti difficili che si possono superare solo con molta determinazione; si riteneva una volta portasse male partecipare in chiesa a dispute e litigi, specialmente su questioni dottrinali. Se in chiesa è visibile una croce in questo caso porta bene, anche se la chiesa poi si riduce a un altarino o un’edicola votiva, è un asegnale d’aiuto, intervento esterno provvidenziale. Sognare di portarla è associato all’essere fatti oggetto di calunnie, sofferenze e sensi di colpa. La neve in sogno è simbolo di prosperità e buon raccolto, ottimo auspicio in ogni campo, ma non se causa devastazioni; esserne sepolti e chiamare aiuto è stato interpretato da qualcuno come il timore di trovarsi in difficoltà finanziarie.

Non vergognarti mai delle tue pene
vedrai, solo se guardi attentamente,
chi ti protegge e chi ti vuole bene

71. Chiesa
67. Nudo
72. Neve
55. Rosario


Commenti

So che mi perdonerai.
Capisco l’enorme tua preparazione sull’argomento, ma trovo molto impersonale questa interpretazione. Come può portare “aiuto” al sognatore? Cosa può interessare se non trovare i numeri del lotto? Hai avuto riscontro da qualcuno che dopo la tua lettura abbia capito meglio qualcosa di sé o della sua situazione?

Ivana, Backastage dirette Facebook

Mi ha aiutato perché ha agevolato un analisi introspettiva in una diversa chiave di lettura. La traduzione é andata a toccare delle corde sensibili, la terzina finale può sembrare una forzatura, ma la conclusione dell’interpretazione ha fatto breccia nella coscienza, svelando in fondo quel che già sapevo… Certo che la terzina era pertinente, una forzatura racchiudere un concetto, che il sognatore dentro se ha ampliato… Ovviamente non dipende da te formulare altro… Una poetica terzina ha solo di positivo…

Sera, Backstage dirette Facebook

La risposta è si. Non tanto per le mie risposte, ma per le riflessioni che avevano spinto queste persone a raccontarmi il sogno. Una volta i sogni si interpretavano per lo più in casa, l’onirocritica tradizionale era appannaggio di parenti, amici, gli anziani del quartiere e soprattutto veniva ampiamente socializzata fra tutti: in questo modo, si aveva modo sia d’imparare dagli altri, sia di aggiungere ognuno un dettaglio. Poi c’erano i riferimenti letterari e filosofici, che fino all’800 erano i maestri della cabala e dell’ermetismo come Giordano Bruno, Cornelio Agrippa, ma anche Tommaso Campanella, Marsilio Ficino e persino Dante Alighieri, poi negli ultimi cento anni è andato affermandosi il nuovo paradigma, quello della psicoanalisi. il rapporto con l’assistito è simile, la scienza dà le indicazioni generale che il popolo ‘fa proprie’ e rielabora in tradizioni che si consolidano attraverso le generazioni offrendo una casistica generale delle risposte ‘possibili’, alla quale attinge il sognatore stesso nel momento del bisogno. Il mio ruolo in questo caso è a cavallo tra queste due figure, avendo ricercato delle cose inerenti alla Smorfia e allla cabala dei sogni, avendo pubblicato il libro e il mazzo di carte, premo per la socializzazione dei risultati stimolando chi segue a metterci del suo. Trovo interessante la risposta di Sera, la terzina poetica non ‘racchiude’ un significato ma suggerisce senza dire tecnicamente nulla di definito. L’immaginazione è più importante del sapere, diceva Einstein, una frase che ho riportato sul retro delle carte. Spero di aver risposto alla tua domanda

Teresa: Ciao! 
Ascolto con piacere la trasmissione quando mi è possibile…mi riporta indietro nel tempo a casa della nonna …tutte (di solito donne e bambini, qualche volta il nonno di rado presenze maschili) sedute in circolo e a turno si raccontavano i sogni e la persona più anziana ne dava l’interpretazione, il momento più bello era quella dei commenti successivi allo'”oracolo”…e ognuno aggiungeva pareri cercando di legare sogno e realtà ….io ero rapita a tal punto che avevo la percezione di un fatto non di un sogno!
Puntualmente sognavo la notte e ricordavo i sogni nei minimi dettagli!

Teresa, Backstage dirette Facebook

Teresa arrivi puntualmente a confermare proprio il dubbio espresso da Ivana nel precedente commento e mi dai l’occasione per ribadire l’altro punto che a mio parere è fondamentale rispetto alla Smorfia tradizionale, che è la reciproca ispirazione dei sognatori stessi. Man mano che ascolti i sogni degli altri, questi entrano a far parte del tuo mondo e sei portato a rielaborarli a tua volta nei tuoi, di sogni. Perciò è così importante socializzare questi momenti, ovviamente coinvolgendo persone a diversi livelli di competenze, per ampliare gli orizzonti interpretativi. E’ chiaro che anche le ‘sdaure’ di fine ‘800 erano in qualche modo, se pur inconsapevolmente, influenzate dagli scritti di Bruno e dalla Cabala ebraica, non soltanto nella maggior parte dei casi non ne erano al corrente, ma a loro volta erano intervenute così a fondo sul materiale d’origine da trasformarlo fino a renderlo irriconoscibile, tanto che Freud quand’è arrivato non si è nemmeno accorto dell’aspetto ‘poetico’ dei responsi, che l’assistito di quartiere dava sempre in rima. Ora la domanda è: chi ha portato il cavallo pegaseo di Giordano Bruno al popolo? La risposta: i cantastorie. Ecco perché siamo qui.

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