Memolab. Biografia e opere di Alessandro Manzoni

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Biografia e opere di Alessandro Manzoni

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Livello: Scuola Media

Darò per scontato che abbiate letto gli appunti di amr98, sui quali lavoreremo insieme per creare un’immagine di memoria stabile e leggera, ma con tutti i dati che troviamo negli appunti. E’ un tipo di lavoro sulla memoria che normalmente non trovate nei ‘tutorial’ dove si insegna solo qualche esempio elementare, con un massimo di 10-15 informazioni a caso. Qui vi mostro come costruire un palazzo della memoria complesso, per memorizzare un’intera lezione in modo organico, minimizzando lo stress mentale e lavorando sull’elaborazione critica dei dati, non solo sulla registrazione passiva. E’ una cosa che potete fare a mente senza bisogno di scrivere, anche passeggiando, o aspettando il tram.

E’ importante chiarire fin da subito che palazzi della memoria come quello che andremo a costruire adesso, non c’è bisogno di crearli in una sola volta, tutti insieme. Il modo migliore per lavorarci è nei ritagli di tempo, nei momenti in cui abbiamo libertà di pensare, di immaginare, quando non stiamo svolgendo qualche operazione importante che richiede concentrazione. Possiamo costruirlo in più sedute, ma l’importante è tornare a visitarlo più volte, richiamare alla mente in momenti diversi della giornata le figure che abbiamo immaginato, per fissarle meglio nel ricordo. Quando poi avremo costruito molti palazzi di questo tipo dentro di noi, potremo collegarli uno coll’altro e la fatica sarà sempre minore.

Data la centralità della conversione religiosa nella vita di Alessandro Manzoni, sarebbe una buona idea se questo palazzo assomigliasse in qualche modo a una chiesa, ad esempio quella che si trova in Piazza San Marco a Milano, dove lo scrittore si sposò con la moglie Enrichetta Blondel e dove si svolse il suo funerale. Quindi, dopo aver dato un’occhiata a qualche riproduzione fotografica della chiesa di San Marco, immagineremo una facciata gotica color mattone, con un bel portale in basso al centro sormontato da una lunetta, due grandi finestre ai lati della porta, un grande rosone in alto. Su quello scenario costruiremo i nostri luoghi comuni, le figure colle immagini di memoria, per ricordare meglio la lezione.

Veniamo al primo blocco di appunti. La data di nascita di Alessandro Manzoni è il 7 Marzo 1785, per rappresentarla visivamente c’è chi si serve di strane conversioni fonetiche o metodi un po’ fuori contesto, che sono più impegnativi e stressanti per l anostra mente, noi qui useremo un metodo più semplice, associando diversi eventi alla stessa data e ad altre date vicine, per ambientarci un po’ di più in quel periodo e fare qualche utile collegamento senza uscire dal tema della lezione. Possiamo prendere ad esempio il 1789, l’anno in cui infuria la Rivoluzione Francese: un momento storico che torna utile come spartiacque in molte lezioni diverse, perché ha segnato profondamente tutta l’Europa. Manzoni aveva 4 anni quando scoppiò ed era nato due settimane prima del giorno in cui comincia la primavera. Per fissare in mente la data di nascita, proviamo dunque a immaginare una prima figura circolare con un bambino di 4 anni in primo piano, nudo, con una primula e una violetta in mano (un fiore per ogni settimana prima che abbia inizio la primavera), dietro di lui sullo sfondo una folla confusa e una fortezza diroccata a simboleggiare la presa della Bastiglia. Con questo collochiamo subito visivamente la nascita del bambino al 7 marzo 1785, quattro anni prima della Rivoluzione Francese e due settimane prima della primavera. Il numero 21 come vedremo tornerà più volte in questa lezione.

Il testo degli appunti ricorda poi che il padre era un conte, mentre la madre era figlia di un personaggio molto famoso, lo scrittore Cesare Beccaria, autore di uno dei primi trattati contro la tortura e la pena di morte, Dei delitti e delle pene. Queste tre persone possiamo rappresentarle dietro il bambino: dato che suo padre era un conte, i genitori li porremo all’interno di un blasone nobiliare, quegli stemmi che simboleggiano il casato degli aristocratici, sormontato da una corona che è il simbolo per contrassegnare il titolo del conte. Fuori dal blasone, il nonno del piccolo Alessandro, Cesare Beccaria con un libro in mano e subito dietro di lui una ghigliottina a simboleggiare la pena di morte e la tortura. Per ricordare il suo cognome possiamo immaginarlo col becco di un uccello al posto della bocca. I tre personaggi devono in qualche modo interagire col bambino, anche solo guardandolo, o carezzandogli la testa e così via.

Prima di proseguire soffermiamoci un poco su questa immagine cercando di collegarvi altre sensazioni: ad esempio, immaginiamo il boato della folla in tumulto, l’odore della fortezza bruciata, magari un coro che canta la Marsigliese. Il profumo della primula e della violetta, la voce del bambino, che immagineremo seduto sulle ginocchia del nonno mentre scherza teneramente con lui. Quando ci sentiamo abbastanza sicuri disponiamo la vignetta in basso a sinistra nella grande finestra accanto al portale, sulla facciata della chiesa di San Marco. Ora se ti senti stanco, fermati: ritornerai domani o un altro giorno a questo articolo, l’importante è ritagliarti qualche momento nella giornata in cui ripensi a queste figure, per rinnovarne il ricordo o eventualmente per apportare qualche modifica se necessaria.

Passiamo adesso alla seconda parte della biografia, dove si parla dell’educazione nei due collegi religiosi che per l’estremo rigore dei loro precetti lo allontanano dalla fede come spiegano gli appunti, quindi la separazione dei genitori e la casa del padre frequentata da poeti fondamentali per la storia della letteratura italiana, Vincenzo Monti e Giuseppe Parini. Fermiamoci per un momento a pensare che fin da bambino il piccolo Alessandro vive un clima intellettuale fecondo, circondato da esempi virtuosi: immaginate voi di essere cresciuti in una casa frequentata dai grandi intellettuali del vostro tempo.

Manzoni in questa seconda figura è un ragazzo di 10-15 anni, lo vestiremo coll’uniforme del collegiale, un abito scuro e dimesso, semplice. Sotto i suoi piedi, tre libri impilati l’uno sull’altro a simboleggiare l’elevazione dello studente attraverso la cultura. Accanto al giovane, una grande mano di ferro impugna il bastone del comando con cui il rettore del collegio impone la sua autorità: un bastone di legno scuro lungo circa un metro, con un pomello d’ottone decorato sul quale poniamo come decorazione le due chiavi incrociate che simboleggiano San Pietro e la Chiesa Cattolica, per ricordare che il ragazzo ha studiato in collegi amministrati dagli ordini religiosi. Dietro di lui, il blasone nobiliare con dentro la sola figura del padre, dato che la madre si è divisa da lui.

Accanto allo stemma nobiliare, nel luogo dove prima era il nonno, dobbiamo immaginare i due poeti Monti e Parini. Attenzione a questo passaggio, perché memorizzarne soltanto i nomi come leggiamo negli appunti non serve assolutamente a nulla, se non impariamo qualcosa intorno a queste due figure intellettuali così importanti per la formazione del giovane scrittore. Dobbiamo quindi caratterizzare la rappresentazione visiva dei due poeti. Uno dei tratti che contraddistinguono la vita e l’opera di Vincenzo Monti è il cambiamento da rivoluzionario a conservatore, la disinvoltura con cui è passato da poeta della rivoluzione a cantore del regime napoleonico: lo vestiremo quindi con una casacca da Arlecchino, il servitore di due padroni, tutta a mosaico per simboleggiare i molti colori delle bandiere che ha servito, gli metteremo poi una corona di alloro intorno alla testa per ricordare che era un poeta, e un libro in mano. Dietro di lui, la cima di un Monte innevato per ricordare il suo nome. Parini lo rappresenteremo pure con la corona d’alloro e il libro in mano, ma al posto della maschera e il vestito da Arlecchino gli metteremo una giacca rammendata con una toppa, a simboleggiare il suo rifiuto del compromesso politico e il diverso tenore di vita. La toppa cucita sulla giacca, possiamo rappresentarla a forma di lettera ‘P’, per ricordare meglio il suo nome. Questa contrapposizione è utile a ricordarci anche il motivo per cui Manzoni detestò il primo e molto amò il secondo. In testa al giovane Manzoni, porremo inoltre un l’elmo sormontato da una civetta che simboleggia la dea della Sapienza (Athena), per ricordare l’ateismo sviluppato in quegli anni dall’autore che risentiva delle idee illuministiche intorno al culto della ragione.

Soffermiamoci ancora un poco su questa immagine, cercando di viverla con tutti i nostri sensi: ascoltiamo i rumori del collegio, il bastone del comando che batte in terra, la voce autoritaria del rettore, immaginiamo un salotto letterario in casa del padre con tè e biscotti serviti in tazze di fine porcellana, con i due poeti che declamano i loro scritti, sentiamo il freddo dell’elmo di metallo in testa al ragazzo. Quando ci sentiamo pronti disponiamo la nostra figura un po’ sopra quell’altra, sempre in corrispondenza della grande finestra a sinistra del portale sulla facciata della chiesa di San Marco. Ripercorriamo visivamente la prima e la seconda immagine, per fissare bene il cambiamento dall’una all’altra, quindi passiamo alla terza figura. Se sono i primi passi che muovi nell’arte della memori, sarai stanco dopo aver dato forma a questa seconda figura, quindi fermati un’altra volta. Riprenderai domani, o più tadi nella stessa giornata, magari ogni tanto ripensa alle due immagini di memoria che hai già creato, per tenerle più salde in te e non lasciare che sbiadiscano.

Un’osservazione ‘pratica’: pianificare per bene lo studio ti permette di minimizzare lo sforzo e aiuta a consolidare quello che studi. Se tornerai anche solo fra un’ora a contemplare il tuo palazzo della memoria, quel piccolo sforzo che dovrai fare per ricostruire le immagini, sarà come rivivere tutti i processi mentali che hai dovuto fare per crearlo, questo ti darà molta più sicurezza anche al momento di esporre la lezione. Non ridurti all’ultimo giorno: quando sai di avere tre, quattro blocchi di informazioni da ricordare, come in questo caso, preparati per tempo in modo che tu possa studiarne anche solo uno al giorno. Il risultato che otterrai sarà molto migliore, e con una fatica drasticamente ridotta. Se porterai sempre con te i palazzi che disegni e vi tornerai col pensiero nei momenti di tranquillità, quelle informazioni saranno talmente radicate nella tua coscienza che non le dimenticherai nemmeno tra molti anni.

Nel terzo riquadro Alessandro Manzoni ha vent’anni e si trova, vestito in abito borghese, a Parigi dalla madre. E’ il 1805. Accanto a lui la moglie Enrichetta Blondel, che rappresenteremo in preghiera con un rosario o una croce in mano per ricordare che fu lei riavvicinarlo alla religione. Porremo dunque dietro di lui l’immagine della madre (senza il blasone nobiliare, essendo divisa dal padre) e sullo sfondo la chiesa di Notre Dame de Paris, la cui funzione è ricordarci il ritorno alla fede e contemporaneamente il trasferimento in Francia. Accanto alla madre, un’altra figura di spicco citata negli appunti relativamente al periodo francese: Claude Faurel, grande mediatore culturale e ispiratore dei Promessi Sposi. Oltre alla corona d’alloro in testa, lo rappresenteremo con una lanterna in mano a simboleggiare l’illuminazione, lo vestiremo coi colori nazionali francesi, gli metteremo un sacro cuore nel petto a simboleggiare una scrittura meno didascalica e più attenta alle emozioni, mentre in equilibrio sulla sua testa immagineremo una piccola piramide spezzata, allegoria della rottura con i modelli neoclassici dell’illuminismo, proprio come scritto negli appunti.

Meditiamo ancora un poco su quest’immagine, quindi poniamola sopra le altre due, nella parte superiore della finestra a sinistra, sulla facciata della chiesa San Marco. Prima di passare alla quarta figura, quindi ripercorriamo le prime tra dal basso verso l’alto. Fissiamole bene in mente, prendiamoci un’altra pausa. Il palazzo cresce dentro di noi, avremo più figure cui tornare nei momenti di tranquillità.

Sempre basandoci sugli appunti che stiamo memorizzando, nella quarta figura dobbiamo rappresentare il Manzoni adulto, il suo romanzo scritto fra 1821 e 1840, l’elezione a Senatore d’Italia e lo spostamento da lui voluto della capitale da Torino a Firenze; nella stessa figura proveremo anche a inserire le informazioni sulla sua morte per meningite avvenuta nel 1873 all’età di 88 anni. Suggerisco di cercare qualche ritratto dell’autore, per poterlo immaginare proprio come viene ricordato, mettendogli magari una copia del suo libro in mano e la fascia tricolore a simboleggiare la carica di Senatore. Per ricordare il periodo dei 19 anni in cui ha lavorato al romanzo, teniamo presente che aveva 36 anni quando ha iniziato a scriverlo, tre anni più del Cristo al quale si è convertito; ha iniziato nel 1821, lo stesso anno in cui è morto Napoleone cui dedicò la famosa poesia del 5 Maggio, e finito nel 1840, lo stesso anno in cui venne inaugurata la prima ferrovia italiana, la famosa Napoli-Portici. Per memorizzare le date è in genere molto utile, come si è detto sopra, associarle a più eventi accaduti nello stesso periodo, in modo tale che se perdiamo di vista l’uno possiamo ricostruire il contesto dagli altri.

Sullo sfondo della quarta figura, la tomba del Manzoni e Giuseppe Verdi con la bacchetta del direttore d’orchestra, per ricordare che ha diretto personalmente l’orchestra alla sua messa funebre che si tenne proprio nella chiesa di San Marco, perfetto scenario per il nostro palazzo della memoria. Meditiamo ancora un poco sull’immagine così composta, immaginiamo il Senatore Alessandro Manzoni che tiene un discorso pubblico, o che declama la poesia del 5 Maggio, ascoltiamo il Requiem di Giuseppe Verdi, quindi poniamo la quarta figura sopra le tre precedenti, a completare la serie di sinistra dedicata alla biografia dello scrittore. Per ora prenditi un’altra pausa, col tempo diventerai sempre più bravo e riuscirai a disegnare i tuoi palazzi nella mente senza quasi nemmeno più rendertene conto, diventerà una cosa automatica. I primi tempi ti costerà molta fatica, pian piano diventerà il tuo modo naturale di organizzare spontaneamente le informazioni.

Sul lato destro della chiesa porremo adesso delle figure dedicate agli altri due temi contenuti negli appunti, la mappa delle opere e la poetica. Una prima figura la dedicheremo agli Inni sacri del 1821, cinque composizioni ad argomento religioso: Resurrezione, Nome di Maria, Natale, Passione, Pentecoste. Suggerisco di fare una piccola ricerca per immagini su ogni tema iconografico, usando parole chiave come dipinto, affresco, olio su tela e così via, questo ci permetterà di imparare facilmente come vengono rappresentati di solito questi memoriali religiosi. Dobbiamo riunirli tutti in una sola immagine, metteremo dunque in basso la testa di un bue e quella di un asino a due teste: la prima testa dell’asino è per il Natale (l’asino del Presepe), la seconda è per ricordare l’ingresso di Cristo a Gerusalemme, sul dorso di un asino, nel giorno di Pentecoste. Quindi, una croce vuota dietro gli animali, con delle macchie di sangue in terra per ricordare la Passione;l di sopra della croce si vede una nuvola nel cielo, sulla quale appaiono il volto di Gesù Cristo e quello di Maria.

Meditiamo qualche minuto su questa immagine ascoltando un brano di musica sacra, in modo particolare il repertorio corale liturgico, ci aiuterà a fare da collante per tenere insieme il resto delle informazioni. Immaginiamo di ascoltare il respiro, il raglio e il muggito del bue e dell’asino, il frusciare della paglia nella mangiatoia, l’odore di stalla e quello dell’incenso, ma anche le voci di strada, la predicazione di Cristo, le grida di sfofferenza, le torture inflitte al condannato, l’odore del sangue rappreso, l’assunzione in cielo e gli angeli che cantano in coro, il vento sulla pelle, la luce accecante del Sole. Per ricordare il periodo in cui gli Inni sacri sono stati composti, tra il 1812 e il 1822, pensiamo alla corrispondenza tra il numero 12 (l’inverso del 21) e gli Apostoli di Cristo, tenendo a mente la durata complessiva di dieci anni per la composizione. Immaginiamo la schiera degli Apostoli dietro la croce, per ricordare il numero 12. Disponiamo quindi la figura così composta in alto, nella parte destra della chiesa di San Marco.

La seconda figura sarà dedicata alle Odi civili: gli appunti citano Marzo 1821, dedicata ai moti carbonari, e il 5 Maggio per la morte di Napoleone. Per richiamare alla mente numero il 21 (sempre lui) possiamo riprendere la primula e la violetta che avevamo posto in mano al bambino nella prima figura simboleggiando il primo giorno di primavera. Divideremo quindi l’immagine in due metà: a sinistra metteremo una folla in tumulto, a destra un feretro con il cappello di Napoleone Bonaparte poggiato sopra. Per memorizzare la data immagineremo le impronte di due mani sulla bara, in modo che le cinque dita dell’una e dell’altra possano richiamare alla mente la data del 5/5. Disporremo questa figura sotto l’altra, sempre sul lato destro della chiesa di san Marco.

Nella terza figura dobbiamo rappresentare due tragedie teatrali: Il Conte di Carmagnola e l’Adelchi. Immagineremo quindi un anfiteatro, sormontato dal volto dei due protagonisti. Dato che negli appunti non è detto altro sulle due opere teatrali dovremo ricercare qualche informazione almeno per ricostruirne un poco la trama, così da poterle rappresentare al meglio nel nostro riquadro. A sinistra, un uomo bendato che impugna una spada spezzata, sormontato da una corona sospesa nell’aria, dettagli che rimandano al tradimento e alla condanna a morte del Conte di Carmagnola. A destra un guerriero longobardo con un giglio in una mano (simbolo dei Franchi) e nell’altra una croce, il cuore trafitto da una spada, la corona di suo padre in terra, a simboleggiare l’ambizione smisurata di re Desiderio che ricade sul figlio Adelchi. Disponiamo questa figura sotto le altre due, sempre a destra nella facciata della chiesa di San Marco a Milano.

In generale, dobbiamo tener presente che se non riusciamo a rappresentarci visivamente un’informazione da memorizzare, vuol dire che non ne sappiamo abbastanza. Se l’informazione manca negli appunti, dobbiamo andarla a cercare noi. COn gli strumenti che la tecnolgia mette a disposizione, non dovremmo avere particolari problemi a farlo.

Non resta che dedicare una figura ai Promessi sposi, il capolavoro di Alessandro Manzoni. Porremo semplicemente il volto di Renzo e Lucia nelle due metà di un cuore spezzato, inscritto a sua volta in una ruota che gira, simbolo della Provvidenza. Gli appunti non dicono altro per il momento, ritengono opportuno soffermarsi su tre date, la prima il 1821-23 quando viene pubblicata una prima versione dal titolo Fermo e Lucia, la seconda del 1927 alleggerita di molti storicismi, e l’ultima del 1940. Porremo dunque tre primule sotto il cuore spezzato, a simboleggiare tre anni dal 1821, sotto il cuore spezzato. Il 27 lo ricorderemo facilmente, quattro anni dopo la prima edizione, mentre il 1840 lo avevamo già associato all’inaugurazione della prima ferrovia. Mettiamo allora due rotaie che corrono sotto le tre primule, per richiamare il dato precedente, e aggiungiamo accanto al cuore infranto un gendarme austriaco in armi, a simboleggiare la censura ricaduta sul libro.

Segue negli appunti una parte dedicata alla poetica di Alessandro Manzoni, alla rottura col classicismo, al rifiuto del sentimentalismo, all’interpretazione storicistica e spiritualistica dei fatti che racconta, tutti temi che avevamo già elaborato in precedenza, Non rimane che la lettura del brano antologico Addio monti, prima di affrontare il quale suggerisco di tornare a ripercorrere la serie delle figurazioni già create fino ad ora, meditandovi sopra per fissarle meglio nel ricordo. E’ importante notare che non c’è bisogno di scrivere, né disegnare fisicamente nel foglio queste immagini di memoria, la cosa migliore è lavorare direttamente d’immaginazione.

A questo punto, nel grande rosone centrale porremo un bel ritratto di Alessandro Manzoni all’età di 50-60 anni quandi uscì la terza edizione dei Promessi Sposi, mentre nella lunetta che sovrasta il portale della chiesa rappresenteremo il lago di Como circondato dalle montagne, con la giovane Lucia sposa promessa in barca, pronta per abbandonare la sua terra natale, ovvero lo scenario del brano antologico riportato negli appunti. Il palazzo della memoria nel suo complesso va letto in senso orario a partire dalla prima immagine in basso a sinistra, salendo, passando per il rosone centrale e poi discendendo dal lato opposto, per concludere il percorso con la lunetta sul portale.

Rimangono varie parti della chiesa, in cui possiamo annotare volendo altre cose, ad esempio se conosciamo la scrittura musicale possiamo annotare in piccolo da qualche parte uno spartito con l’inizio di una melodia associata a una delle figure: Mozart, la Marsigliese, il Requiem e così via, bastano un paio di battute per ogni brano, non serve di più. Possiamo anche annotare qualche data, il titolo di un’opera, il nome di un personaggio, un proverbio che si possa associare a una delle figure. Sotto il rosone centrale scriveremo le date di nascita e morte dell’autore; sopra il rosone, a simboleggiare la Provvidenza divina, così importante nell’opera del Manzoni, immagineremo l’occhio raggiante di Dio inscritto in un triangolo. Se abbiamo qualche competenza in astrologia o in altri sistemi simbolici complessi (alfabeto, numerologia, astrologia, chimica, proverbi e motti sapienziali ecc.) possiamo integrarli nell’immagine.

Col tempo, tornare sui palazzi della memoria che abbiamo costruito, porta rivivere l’intera esperienza della loro costruzione e permette alle informazioni di radicarsi nella memoria profonda. Più passerà il tempo, meno avremo bisogno di ripercorrere il palazzo per ritrovare quelel informazioni, perché saranno diventate parte della nostra enciclopedia interiore, un po’ come il bastone di supporto alla piantina giovane, che una volta consolidato il tronco può sostenersi da sola. Tuttavia, qualche vago richiamo al palazzo potrebbe tornarti in mente quando vuoi costruire altre immagini di memoria su temi in qualche modo collegati con quello, perché niente nella nostra memoria va mai perduto del tutto. Inizi a capire quanto può essere potente questo modo di scrivere nella tua coscienza?

Una cosa però è fondamentale: prenderti del tempo nella vita, per pensare, per tornare a visitare i tuoi quartieri, le città intere che man mano andrai a costruire, trovare dei collegamenti fra loro, ristrutturarle, costruire nuove ali, arricchirle di decorazioni. Puoi farlo ovunque ti trovi, in fila all’ufficio postale o nella sala d’aspetto del dottore, ovunque: diventa un modo per entrare in intimità con te stesso. Nulla può impedire alla tua immaginazione di prendere il volo.

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