L’Ucraina sta annientando le fabbriche russe?

Illustration Artwork by Federico Berti. Created with Gimp/GPT

Circola tra i nazionalisti ucraini e gli interventisti europei una bizzarra teoria, tanto seducente per chi spera ancora nel crollo imminente del gigante russo, quanto fallace e smentita dalle stesse fonti occidentali: l’idea che Ucraina stia devastando sistematicamente, con quei pochi droni o missili che riesce ancora a mettere insieme, la maggior parte del sistema produttivo russo, portando Mosca sull’orlo del collasso industriale o quanto meno annientando la sua capacità di produrre armamenti e gestire gli arsenali. Secondo questa narrativa, ancora una volta ripetono i tromboni della propaganda, basterebbe inviare ancora più armi a Kiev, o coinvolgere direttamente la Nato in una bella guerra nucleare globale, per assistere finalmente al crollo definitivo della macchina bellica russa. Puf! Facile, no? Questa teoria purtroppo ignora completamente la realtà geografica della Russia.

La Russia si estende per oltre 17 milioni di chilometri quadrati, con una lunghezza di circa 9.000 chilometri dal confine occidentale alla costa del Pacifico. Pensare che questo gigante geopolitico abbia commesso l’errore strategico di concentrare la propria capacità produttiva entro i 300-500 chilometri di penetrazione massima raggiunta dalle forze ucraine, è semplicemente assurdo. E non è la stampa di regime russa a spiegarlo, ma gli stessi media euro-atlantici! L’intelligence ucraina conferma che la maggior parte delle imprese dell’industria della difesa russa si trova ben oltre la distanza di 750 chilometri dal confine ucraino, sono dunque irraggiungibili dal più ardito dei lanci finora dimostrato dalle forze armate ucraine. I principali centri industriali sono strategicamente distribuiti nelle regioni degli Urali, della Siberia e nelle aree interne, eredità di una pianificazione che risale all’epoca sovietica quando, durante la Seconda Guerra Mondiale, oltre 1.300 fabbriche furono trasferite verso est per sottrarle all’avanzata tedesca. I centri metalmeccanici e dell’industria pesante sono concentrati soprattutto negli Urali (Yekaterinburg, Chelyabinsk, Perm); l’estrazione mineraria ed energetica avviene prevalentemente in Siberia; la produzione bellica è dispersa in zone interne protette, molte delle quali in zone perfettamente sconosciute all’intelligence occidentale; le infrastrutture critiche coprono tutto il vasto territorio nazionale.

Questa distribuzione ovviamente non è casuale, ma risulta da decenni di pianificazione strategica, mirata proprio a proteggere l’apparato produttivo da potenziali attacchi nemici. Per questo motivo l’ipotesi propagandata dai troll euroatlantici è folle e sciagurata, molto pericolosa per l’Europa. Sottovalutare la capacità produttiva russa è l’identico errore commesso da Napoleone e Hitler: entrambi credevano di poter piegare la Russia colpendo le sue regioni occidentali, ignorando l’immensa profondità strategica del paese, la storia ha dimostrato come questa valutazione sia stata fatale. Oggi, sostenere che missili a corto raggio possano paralizzare un paese che si estende per dieci fusi orari significa ripetere gli stessi errori del passato, con il rischio di prolungare inutilmente un conflitto già devastante.

La teoria del “collasso imminente” russo non è solo strategicamente ingenua, ma anche pericolosamente fuorviante; lo abbiamo già visto parlando del bilancio destinato agli armamenti, il diverso contesto economico, una presa di coscienza della profonda crisi economica in cui versa adesso l’Europa e della riluttanza dell’amministrazione Trump a sostenere lo sforzo bellico ucraino. Questa pericolosa disinformazione alimenta false speranze e potrebbe portare a decisioni politiche basate su premesse errate, proprio quando servirebbe invece un approccio realistico alla risoluzione del conflitto. Non torniamo sempre sugli stessi errori, impariamo dal passato!

Pace ora. Europa nei Brics.


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