L’ipocrisia borghese e il potere. “La maschera” di Cechov
Pubblicata nel 1884, la novella satirica “La Maschera” di Anton Čechov restituisce uno spaccato impietoso della società zarista di fine Ottocento, rivelando dinamiche psicologiche e sociali ancora straordinariamente attuali, a distanza di un secolo e mezzo.
La vicenda si svolge durante un ballo di beneficenza in un club di provincia, luogo di ritrovo per la cosiddetta “crema” della società locale: intellettuali, direttori di banca, funzionari e benpensanti. L’atmosfera apparentemente decorosa viene improvvisamente turbata da un uomo mascherato e visibilmente ubriaco. L’intruso si comporta in modo rozzo e insolente, insultando pesantemente gli illustri presenti all’interno della sala lettura.
Offesi nel loro onore e indignati per la violazione del decoro pubblico, i rispettabili cittadini si ergono a paladini della morale. Guidati dal capo della polizia e da influenti intellettuali, pretendono a gran voce lo smascheramento e l’espulsione del cafone. Ma quando l’uomo decide finalmente di togliersi la maschera, la situazione grottescamente si rovescia: sotto il travestimento si cela infatti Pjatigorov, un ricchissimo industriale e principale benefattore locale.
L’effetto dello svelamento è fulmineo. Lo sdegno morale della folla evapora all’istante, lasciando il posto a un terrore reverenziale. Gli stessi intellettuali che un attimo prima esigevano giustizia iniziano a scusarsi servilmente, sorridendo e minimizzando l’accaduto come una “semplice burla di un grand’uomo”. Lo scandalo si dissolve così in una mortificante sfilata di adulazione.
Il genio di Čechov qui non è tanto nel descrivere la prepotenza del potente, quanto l’ipocrisia collettiva dei sottomessi. La vera “maschera” del racconto non è quella di cartapesta indossata da Pjatigorov, ma quella del decoro borghese e della superiorità morale esibita dai cittadini, pronta a cadere non appena entra in gioco il potere economico.
Perché questa novella è ancora così attuale? Oggi assistiamo a dinamiche del tutto sovrapponibili. L’opinione pubblica è severissima e intransigente verso i passi falsi o le trasgressioni delle persone comuni, si ammorbidisce o scompare del tutto la rabbia quando a sbagliare sono figure dotate di immenso potere economico, politico o mediatico.
Il denaro e lo status continuano a funzionare come una maschera invisibile: uno scudo protettivo che assolve preventivamente il colpevole e trasforma i critici di ieri in cortigiani moderni. Cambiano le epoche e i palcoscenici, ma il servilismo davanti al portafoglio descritto da Čechov nel 1884 rimane uno dei tratti più costanti e desolanti della natura umana.
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