La Russia è davvero male armata?

Illustration Artwork by Federico Berti. Created with Gimp/GPT

La narrativa del nazionalismo ucraino, su cui si basa anche la politica di riarmo europeo e l’ostinazione alla guerra di logoramento sul confine orientale, oltre al mito della Russia al collasso (semplificazione pericolosa) si fa megafono di una maldestra disinformazione intorno agli obsoleti e inadeguati armamenti dell’orco Putin, non paragonabili, dicono, alle tecnologie innovative messe in campo dall’Europa. In pratica, secondo questa tesi, il Cremlino sarebbe prossimo alla capitolazione perché mette in campo armi vecchie, non sempre funzionanti, né può permettersi un equipaggiamento più avanzato di quel che mostra di avere. Sarà il caso di approfondire la tesi, prima di tornare a votare altri scellerati guerrafondai?

Le Forze Armate della Federazione Russa intanto sono la quarta forza militare più grande del mondo, dopo la Cina, l’India e gli Stati Uniti. Secondo il World Factbook della stessa CIA però, gli investi-menti ulteriori previsti da Mosca l’anno prossimo dovrebbero portarla al terzo posto, scavalcando anche il Pentagono. Finora il Cremlino avrebbe invaso l’Ucraina e tenuto le posizioni con risorse di epoca sovietica, ma le nuove produzioni acquistate da Cina, India e Corea del Nord, sono armi e veicoli avanzati, equipaggiabili con testate nucleari. Solo questi dati elementari, tratti dalla stessa propaganda atlantica (che nel suo ardito glass clim-bing, si lascia sfuggire sempre informazioni interessanti), dovrebbe far riflettere, essendo Cina, India e Russia capofila dei cosiddetti Brics, la nemesi della Nato.

Il fatto che Mosca abbia messo in campo prima le scorte del periodo sovietico, com’è stato correttamente osservato alla stampa europea, non implica un’inadeguatezza strutturale: a partire dal 2020, con gli accordi per le nuove basi militari nel continente africano (Sudan, Eritrea, Madagascar, Egitto, Repubblica Centrafricana, Mozambico), in vista di un aumento della pressione sul confine ucraino è aumentato anche il ritmo di ammodernamento, specialmente per quanto riguarda la difesa aerea e antimissile. L’anno seguente più del 70% degli armamenti era stato adeguato alle nuove tecnolgie. Tutti materiali pronti all’uso.

Si deve poi tener presente che la spesa militare prevista in Russia per il 2026 arriverà al 6-7% del PIL complessivo, in confronto al 2-3% dell’Europa. Su questo dato è il caso di fare una precisazione: le percentuali come vengono presentate normalmente riguardano il rapporto fra la spesa militare e il prodotto interno lordo della Russia e dell’Europa. Su questo punto è bene far chiarezza, perché uno dei cavalli di battaglia nella propaganda nazionalista è che la Russia stia spendendo il 30% del suo bilancio statale nella difesa e che questo debba portarla necessariamente al collasso in tempi brevi. Si tace opportunamente che l’Agenzia Europea per la Difesa abbia dichiarato esattamente la stessa percentuale di spesa nel biennio 2024-25: due pesi, due misure, tipico della disinformazione PSYOP. Non ha senso confrontare il rapporto fra spesa militare e PIL da parte europea, con il rapporto fra spesa militare e bilancio da parte russa, per far credere che la Russia denna collassare a breve, strangolata dalal sua spesa militare (cosa che sembra stia accadendo più all’Europa, in queste settimane).

Immagino le domande che qualcuno potrebbe sollevare: dove si trovano queste informazioni, come possiamo riconoscere le fonti credibili da quelle non attendibili? Le fonti russe da sole non bastano ovviamente, vanno confrontate con quelle della controparte, disponibili perlopiù in libera consultazione: l’Istituto per gli Affari Internazionali e il Centro Studi Difesa e Sicurezza di Roma, l’International Peace Research Institute di Stoccolma, l’International Institute for Strategic Studies a Londra, la Direzione Generale per gli Affari Esteri e Politica di Difesa e Sicurezza dell’Unione Europea e l’Agenzia Europea per la Difesa a Bruxelles, pubblicano bollettini periodici e rilasciano dichiarazioni stampa. Sono poi disponibili, per chi vuole approfondire, riviste scientifiche, articoli accademici nel campo della sicurezza internazionale, in pubblica lettura sia negli archivi digitali, sia nelle biblioteche online.

Molti di questi dati sono riverberati dalla stampa quotidiana, ma bisogna fare attenzione alle interpretazioni, non sempre coerenti con la prova documentale. Ad esempio, mi è acapitato pià volte di trovare il rapporto fra PIL e spesa militare in Europa confrontato col rapporto fra spesa militare e bilancio complessivo in Russia, per dare uno pseudo fondamento alla teoria dell’economia russa al collasso, una manipolazione della realtà: per questo si dovrebbe risalire alla fonte originale, dove citata e disponibile, confrontando i dati fra loro. E’ molto laborioso? Un po’, ma non fuori dalla portata del lettore medio: può richiede una mezz’ora in più rispetto al consumo passivo della notizia sul giornale. Il consiglio è prediligere l’approfondimento di poche notizie, alla lettura superficiale di molte: l’importante è leggere per capire, non memorizzare acriticamente quanti più titoli possibile.

In conclusione, non c’è bisogno di abbeverarsi unilateralmente alle fonti di parte dell’orco Putin per capire che le notizie di una Russia male equipaggiata, di un investimento esorbitante in armamenti obsoleti e un’economia prossima al collasso, è solo un wishful thinking della propaganda bellicista ucraina ed europea. Le Forze Armate della Federazione Russa hanno prima (comprensibilmente) smaltito le riserve del periodo sovietico, per poi acquistare dalla Cina, l’India e la Korea, armamenti più moderni e avanzati, aumentando la spesa militare nella stessa proporzione dell’Europa rispetto al bilancio annuale, riconvertendo parte dell’economia e iniziando a potenziare anche la produzione interna di armi e tecnologie militari.

Quando vi dicono: la Russia è prossima al collasso, potete rispondere che la stessa CIA ha posto le forze armate cinesi, indiane e russe, ai primi tre posti nel mondo per il 2026. L’egemonia dell’Occidente è storia passata. Pensate alla salute dei vostri figli adesso, smettete di spendere soldi inutili in armamenti che porteranno solo nuovi massacri e devastazioni. Pace ora.


Approfondimenti


Rivoluzione interiore. Mondi possibili e guerra cognitiva
Dissenso, profilazione e repressione. L’autocrazia degli algoritmi
La scommessa ucraina. Il problema etico
Artista di strada arrestata a San Pietroburgo
Movimento pacifista come rivolta al sonnambulismo di massa
La potenza disarmata delle masse non violente
I cinque pilastri del riscatto progressista
La politica del cagnolino che rincorre il bastone
Donald Trump e la Scienza del Cargo
Genocidio palestinese previsto dalla Bibbia? Delirio complottista
Lo specchio rotto del potere. ‘Regime’ è sempre un altro
Putin si è paragonato a Pietro il Grande?
Ritardi salariali in Russia. Collasso o resilienza?
L’Ucraina sta annientando l’industria bellica russa?
Droni sulla Polonia. Provocazione russa o guerra cognitiva?
Iskander russo sul Palazzo Governativo di Kiev
La profezia della Russia in ginocchio
La Russia non ha soldi per le armi?
La Russia è davvero male armata?
Resistenza Partigiana in Donbas e Crimea
La legittimità dei referendum nel Donbass
La narrativa della Russia al collasso
Quando Svezia e Finlandia entrarono nella NATO
L’Ucraina non è nazista. Stepan Bandera non è un eroe
Un peso, una misura. Crimini di guerra russi e ucraini
Come nasce il Nazionalismo ucraino e quali sono i suoi valori
La censura euro-atlantica sull’Ucraina
Mendicare la pace ai signori della guerra
Foreign fighters, Contractors e guerra asimmetrica
Una serpe in seno all’Europa. Neonazismo e sovranismo
Falso ma vero. Azovstal tra mito, storia e disinformazione
Wagner Group. Uno stato fra gli Stati. Il ricatto di Prigozhin
Siberia. Deportazione o terra promessa?
Amur, confine di un genocidio nell’estremo oriente russo
L’inno nazionale ucraino: “Noi, fratelli, siamo di stirpe Cosacca”
Unità PSYOP e imperialismo. La guerra che abbiamo in testa
Jessikka Aro. Il Debunking delle mezze verità
Ucraina, Stati Uniti e glorificazione del nazismo
ENI, Greenwashing e disastri ambientali
Holodomor, oltre il negazionismo e il revisionismo
Sergio Endrigo e le Foibe. 1947 nella propaganda revisionista
Stalin non era stalinista. Luoghi comuni e leggende nere
Propaganda e storytelling. La narrativa del ‘visionario’ in Elon Musk
J.D. Vance, Ursula Von Der Leyen e l’asino cornuto
Commissione Bavaglio sull’Intelligenza Artificiale
Grooming Gangs e sciacallaggio politico
Amnesia collettiva. La tua memoria ti abbandona
Memoria e conoscenza in Giordano Bruno
Garlasco è la nuova Bibbiano
Voto di scambio e intimidazione
Induzione all’astensione e Froda Costituzionale
Zingaro non è un insulto. Oltre lo stigma sociale
Cecilia Sala libera grazie a Giorgia Meloni?
Goldreik-U tra neo-machismo e guerre nucleari
Giovanna Pedretti. La verità è un falso problema

Condividi