Il fenomeno di Karolina Protsenko. “Che fine ha fatto Baby Jane”? Artisti di strada minorenni. Street-art Tutorial

Artisti di strada
minorenni

STREET ART
TUTORIAL

Per saperne di più:
Federico Berti
“Gli artisti di strada
non sono mendicanti”

ISBN: 9788828317302

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Mi è stato chiesto cosa ne penso del fenomeno di Karolina Protsenko, un’artista di strada che all’età di appena 9 anni pare stia sbancando il casinò delle visualizzazioni su You Tube suonando il violino a cappello. E’ un tema delicato, provo a riassumere di seguito le informazioni che ho potuto dedurre dalle notizie documentate.

TRE ANNI, DIECI VIDEO

Il canale della bambina, che suona il violino da soli tre anni, risulta gestito dai genitori, è stato aperto l’8 dicembre 2016 e contiene appena 10 video, il più vecchio dei quali risale a otto mesi fa, con circa 40.000 iscritti. Tutti i video sono registrati in playback sopra una musica incisa in studio con base musicale, la luce e il montaggio curati nel dettaglio, costumi e regia perfetta: ogni video vale non meno di 2000 dollari per l’apparato commerciale necessario a realizzarlo.

Il cuore della promozione è però su Instagram, con una galleria d’immagini in cui la bambina risulta per lo più in pose da indossatrice, alcune sono state scattate sul palco, in occasione di concerti pubblici e feste private, solo occasionalmente in strada. Non ho trovato una vera e propria agenzia di media e stampa dietro quest’incredibile produzione, ma chiunque sia stato non si può negare che quelle foto e quei video siano opera di professionisti. Nulla di realmente spontaneo insomma.

L’EQUIPAGGIAMENTO PER IL BUSKING

Diverso è il caso delle riprese fatte dal pubblico, nelle quali si può assistere a vari momenti in cui la bambina si esibisce per lo più sul molo della sua città, Santa Monica, dove Karolina Protsenko porta con sé un carretto su ruote che sicuramente non può trasportare da sola, sopra il quale monta un amplificatore da non meno di 100 Watts, una cassa per le basi musicali riprodotte da un computer portatile poggiato sopra una sedia e un tavolino sul quale espone il suo Cd in vendita, quel che più mi sorprende l’alimentazione con batteria dell’automobile e morsetti a vista poggiata in terra, come usava negli anni ’90. Un cartello scritto a pennarello con i contatti social dove il nome di Instagram è più in grande rispetto a quello della giovane artista di strada.

SUL MOLO DI SANTA MONICA

Da un punto di vista tecnico e giuridico prendiamo atto che occupa suolo pubblico per il quale è necessaria una prenotazione, il volume è molto alto, l’impianto non a norma e soprattutto, il sistema un po’ precario stride con l’alone mediatico dei video in rete, in cui al contrario tutto sembra perfetto, come in una fiaba. In ogni caso non siamo di fronte a un ‘gioco’ improvvisato ma a un’impostazione professionale, con tanto di prodotto del proprio ingegno distribuito al pubblico. Nelle foto sul molo si può vedere chiaramente una stella bianca, a indicare la postazione occupata dalla bambina che risulta inserita in un sistema di prenotazioni a norma di legge. Non è arte di strada indipendente insomma, ma spettacolo a offerta libera per la passeggiata dei turisti. Ovviamente questo non ne diminuisce il valore, impone soltanto delle considerazioni anche legali molto diverse.

NON E’ ‘VIRALE’

L’incredibile numero di visualizzazioni per una così ridotta quantità di video nel canale della giovanissima artista di strada, la discrepanza fra la sapiente regia delle produzioni in rete e l’approssimazione della pratica on the road, fanno pensare a un fenomeno tutto fuorché virale. Non si vede infatti una crescita graduale, un cambiamento progressivo ma un’operazione pianificata con cura, esplosa in pochi mesi.

Impossibile verificare se si tratti di visualizzazioni reali, ma di sicuro per ottenere questo risultato è necessario un investimento economico nelle produzioni multimediali, nella gestione dei social, nelle campagne di promozione per favorire una crescita esponenziale. Una ‘start up’ insomma, gestita dai genitori della bambina. Quindi non un fenomeno virale, non essendo la diffusione organica e spontanea, ma a pagamento.


gigi russo artisti di strada
Pagina ufficiale del famoso organizzatore

DIRECTORIES E VIRAL MARKETING

Un altro dettaglio degno di nota è l’assenza di articoli tratti dalla stampa o dall’editoria, solo redazioni di siti per il viral marketing musicale, decine di commenti senza risposta che denotano una mancanza di ‘engagement’ da parte dell’artista stesso, nei quali il fenomeno viene presentato come già in atto, maturo, esploso in modo spontaneo, quando nella realtà abbiamo verificato che non risale a prima del febbraio scorso ed è indotto da costose campagne promozionali.

Nessuna recensione dunque, nessun articolo di stampa locale o curriculum di formazione, nessun rapporto vero e proprio fra l’artista e il suo pubblico. La bambina è un prodotto. Come cent’anni fa lo erano Shirley Temple o la terribile Baby Jane impersonata da Bette Davis nel celebre film per mettere in ridicolo la moda americana dei bambini prodigio. Nel vedere la piccola Karolina Protsenko penso ai figli delle tante famiglie d’arte che ho conosciuto, cresciuti per strada, abituati a girare col camper ma con le scarpe rotte e le mani sporche del mondo che insaziabili esploravano durante le lunghe trasferte in camper.


STREET ART TUTORIAL

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LUOGHI COMUNI SUL BUSKING

Ho parlato nel mio recente libro “Gli artisti di strada non sono mendicanti(2018) di questa dilagante moda che sta assimilando il busking risolvendolo in un’altra forma di mainstream con tutte le storture che l’industria culturale di massa porta con sé: livellamento, omologazione, alti volumi, sfruttamento del lavoro, evasione fiscale e altro ancora. Ti rimando al libro, di cui puoi leggere un’anteprima qui, per conoscere com’era la strada prima che l’arte implodesse azzerando i contenuti. 

Karolina Protsenko porta con sé tutte le caratteristiche di un fenomeno in antitesi con il codice etico elaborato e promosso dalla Fnas., Federazione Nazionale degli Artisti di Strada che scoraggia l’uso di alti volumi, il divismo e il professionismo del cappello considerato solo un dono remunerativo ovvero una mancia, non un compenso professionale. Prima di concludere però vorrei interrogarmi in ultima istanza s’un problema di ordine più pratico, ovvero la questione dei minori in strada. Questo forse è l’aspetto più delicato dell’argomento che stiamo trattando.

PERMESSO SPECIALE

In tutti i regolamenti comunali sul territorio italiano è specificato in modo molto chiaro, come puoi vedere ad esempio nella delibera di Monza, cosi come a Montepulciano, Desenzano, Sanremo, Vicenza e in quasi tutte le città italiane, l’arte di strada non può essere esercitata dai minori di anni 14, così com’è proibito l’uso di animali per impietosire nella raccolta di elemosine.

Questi provvedimenti si inseriscono nella più ampia normativa nazionale sullo sfruttamento del lavoro minorile, consentito in alcuni casi ma soggetto a particolare forme di tutela sancite per diritto costituzionale da una serie di leggi che puoi trovare in questo articolo nelle quali si definiscono i lavori leggeri consentiti a un minore di 18 anni, l’orario giornaliero per l’apprendistato, le normative per la sicurezza sul lavoro come stabilito dal noto D.P.R. n. 365/1994 sulla semplificazione dei procedimenti amministrativi di autorizzazione all’impiego di minori in lavori nel settore dello spettacolo. In alcuni casi è possibile richiedere un permesso speciale alla Direzione Provinciale del Lavoro, autorizzata a svolgere alcune verifiche ispettive prima di rilasciarlo.



DIREZIONE PROVINCIALE DEL LAVORO

La legge italiana stabilisce come soglia minima l’età di 16 anni, con deroga a quindici per il contratto da apprendista anche nel cinema, in televisione o nella pubblicità, nell’intrattenimento, nell’animazione, come da articolo 1, comma 662, della legge n. 296/2006. L’età da sola  non basta però, è anche necessario poter dimostrare che il bambino abbia ricevuto un’istruzione scolastica regolare per almeno 10 anni, finalizzata al conseguimento di un titolo di studio superiore e che segua comunque un corso di formazione per potersi diplomare entro il raggiungimento della maggiore età, si veda a questo proposito il D.M. 22 agosto 2007, n. 139.

Quando sussistano tali premesse, si può richiedere un permesso speciale da parte della Direzione Provinciale del Lavoro, la quale è autorizzata a verificare il rispetto delle norme di sicurezza, l’eventuale natura occasionale della prestazione, il rispetto dell’orario e del riposo, con un preavviso di almeno 30 giorni prima che il permesso venga effettivamente rilasciato.

RICHIESTE IN DENARO, ELARGIZIONI

In ogni caso è proibito coinvolgere i bambini in attività che comportino richieste di denaro o di elargizioni abusando dei naturali sentimenti degli adulti nei loro confronti, su questo punto entriamo in una controversia legale non da poco perché al momento l’arte di strada è sottoposta alle normative per le donazioni, quindi sotto i 5000 euro all’anno e con meno di 30 sessioni il ricavato dalla raccolta di libere offerte non costituisce imponibile, mentre al di sopra di questa soglia va a costituire un reddito di fatto e richiede una partita Iva, un registro dei ricavi d’azienda, una previdenza sociale privata e tutto ciò che normalmente viene contemplato in un esercizio commerciale. Anche volendo portare in strada il bambino, come spesso avviene nelle cosiddette ‘famiglie d’arte’, non è teoricamente consentita dalla legge l’esposizione del cappello.

PERMESSI IN DEROGA

Il consiglio è rivolgersi alla Direzione Provinciale del Lavoro, spiegare con calma la propria situazione richiedendo un permesso speciale, magari limitato a un certo numero di sessioni all’anno e collaborando alle eventuali verifiche svolte dal personale di competenza rispetto all’obbligo di formazione scolastica, alle condizioni del lavoro, al rischio d’infortunio o all’insalubrità dell’ambiente lavorativo e così via.

Può darsi che vengano riconosciute deroghe particolari per le famiglie d’arte, le quali vanno sempre negoziate individualmente sul territorio in cui s’intende esercitare. Questo discorso ad esempio va tenuto presente se vogliamo invitare bambini prodigio come Karolina Protsenko a esibirsi nel nostro festival, o se partiamo per un giro a cappello in Europa e vogliamo portare i nostri figli in strada con noi. Senza mai dimenticare la triste fine della piccola Baby Jane.

LA DANNAZIONE DELL’ENFANT PRODIGE

Quando parlo di Baby Jane mi riferisco al tema noto come il lato oscuro dei bambini prodigio, sul quale è disponibile materiale per l’approfondimento dei temi più sociali, affettivi e formativi legati allo sviluppo precoce dei minori. Da un lato infatti la formazione dell’artista in età scolare porta un vantaggio nello sviluppo della creatività e può rappresentare un sicuro vantaggio, dall’altro se abusata si ritorce contro il bambino stesso cui finisce per essere negato quello che alcuni da tempo chiamano ‘diritto alla normalità’. Il tema degli enfants prodige ovviamente non riguarda i piccoli figli dei saltimbanchi, ma le grandi star dello show business come Michael Jackson, Jackie Coogan, o l’inquietante caso di Macaulay Culkin e tutti quei genitori che vorrebbero replicarli nei loro figli. 

LA STRADA OVVERO L’UMILTA’

In conclusione, osservando con più attenzione i 10 video professionali sul canale You Tube di Karolina Protsenko, il fatto che una bambina di soli 9 anni possa ritrovarsi macinata, divorata e poi gettata in un cantone da uno star system avido di fenomeni passeggeri sui quali speculare, per ritrovarsi poi ad affrontare una vita difficile come quella dei tanti bambini prodigio che ne hanno condiviso la disgrazia d’essere stati abbagliati troppo presto dalla polvere di stelle, per essere poi dimenticati nell’ombra quando non servivano più, mi lascia un po’ l’amaro in bocca. Mi torna in mente il primo insegnamento che la vita del saltimbanco impone: quello a tenere ben saldi tutti e due i piedi per terra, salvo quando si va a ‘giocare’ camminando sul filo. Per gioco, non per mestiere. Perché l’unico lavoro adatto a un bambino è crescere felice.

In conclusione, il fenomeno di Karolina Protsenko non è virale, ma risulta essere il frutto di una campagna molto ben pianificata, dove il busking non è che un elemento secondario. La vita del bambino prodigio può comportare un rischio dei quali ogni genitore dovrebbe essere consapevole. Vi sono limitazioni imposte dalla legge e d’altra parte vanno tenuti in considerazione anche i diritti delle famiglie d’arte, in linea generale si rimanda sempre alla Direzione Provinciale del Lavoro, mantenendo un profilo di umiltà e ricordando che l’infanzia non torna due volte.

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Federico Berti è dal 1994 artista di strada, one man band (uomo orchestra), compositore e scrittore. Ha pubblicato Cd musicali, romanzi, graphic novels in versi endecasillabi, testi critici. Segue da circa vent’anni le vicende legate al codice etico della street art, ha pubblicato su questo tema un lungo saggio, Cantastorie fra educazione e intrattenimento, Udine, Nota, 2011, e il più recente Gli artisti di strada non sono mendicanti. In questa rubrica online prosegue la sua ricerca e la militanza per un’arte di strada libera e consapevole.

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Federico Berti
“Gli artisti di strada
non sono mendicanti”

ISBN: 9788828317302

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Un’immagine dal film “Che fine ha fatto Baby Jane?”, al quale ho fatto più volte riferimento nell’articolo. Il film si può trovare online in streaming gratuito  

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