Il paradosso delle garanzie internazionali in Ucraina

Mentre la guerra in #Ucraina si trascina verso il suo terzo anno e vani risultani i tentativi di ricucire lo strappo eliinando le cause profonde che hanno portato al conflitto, emergono con sempre maggiore chiarezza le contraddizioni che potrebbero rendere impossibile qualunque soluzione diplomatica duratura. Al centro di questo labirinto negoziale c’è un paradosso che Volodymyr Zelensky fatica a risolvere: come garantire la sicurezza dell’Ucraina senza riprodurre le stesse tensioni.

Da un lato la posizione del presidente ucraino è comprensibile: escludere categoricamente #Mosca da qualsiasi sistema di garanzie internazionali. “La #Russia è l’aggressore”, ripete Zelensky, “concederle un posto al tavolo con diritto di veto equivarrebbe a legittimare l’invasione”. Il riferimento ai memorandum di Budapest del 1994, violati dall’annessione della Crimea nel 2014, rafforza questa logica: se Mosca ha già infranto i suoi impegni una volta, perché dovrebbe rispettarli in futuro? Quest’affermazione comporterebbe già di per sé delle contraddizioni, poiché i memorandum di Budapest prevedevano comunque una posizione di neutralità per l’Ucraina, non la sua adesione alla Nato.

Tuttavia, al netto delle considerazioni storiche, o morali (sempre che abbia un senso parlare di morale, quando si analizzano le cause di un conflitto bellico), questa esclusione della Russia dalle garanzie di sicurezza per l’Ucraina crea in ogni caso un paradosso di difficile soluzione: ogni sistema di sicurezza che non coinvolga la #Russia e altri paesi esterni alla Nato, non può che percepirsi da Mosca come una minaccia esistenziale, alimentando nuovamente le tensioni che hanno portato all’invasione del febbraio 2022. Se la guerra è scoppiata quando l’Ucraina ha preteso di entrare nel patto Atlantico, come può adesso Zelensky chiedere a garanzia di sicurezza in Ucraina proprio quelel stesse forze che ne fanno parte? Il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha ribadito più volte che un sistema di sicurezza credibile non può prescindere dalla partecipazione russa, e in alcuni scenari anche cinese, come elemento di equilibrio geopolitico.

La presunta violazione dei Memorandum di Budapest da parte della Russia, brandita da Zelensky per escluderla in quanto paese invasore, si rivela però un’arma a doppio taglio: la storia diplomatica insegna che tutte le grandi potenze, inclusi gli Stati Uniti e i Paesi europei, hanno violato accordi militari nel corso dei secoli, se dovessimo escludere dalle garanzie internazionali tutti i Paesi che hanno infranto trattati in passato, rimarrebbero pochi attori credibili sulla scena mondiale. Inoltre, i trattati del ‘94 prevedevano comunque una posizione neutrale da parte dell’Ucraina, non certo la sua adesione al Patto Atlantico, per cui se violazione c’è stata, questa è avvenuta da ambo le parti. Inoltre, nulla garantisce che i Paesi Nato possano rispettare un eventuale accordo di sicurezza per l’Ucraina meglio di quanto la Russia abbia rispettato i memorandum di Budapest. Le garanzie internazionali, per loro natura, dipendono dalla volontà politica dei firmatari, non dalla loro purezza morale.

Il nodo centrale rimane quindi irrisolto: come costruire un meccanismo di garanzie che non riproduca le tensioni originarie? Una possibile soluzione potrebbe passare attraverso un sistema multilaterale che includa attori neutrali – come alcuni Paesi del Sud del mondo – accanto a rappresentanti sia occidentali che russi, diluendo così le responsabilità e riducendo la percezione di minaccia reciproca, ma con quali forze potrebbero questi paesi porre un freno a un’eventuale crisi militare futura? E’ evidente, che non si possa escludere la Russia, la Cina, l’India, il Brasile e le altre grandi potenze esterne alla Nato, per garantire la sicurezza ma anche (e prima ancora) la neutralità dell’Ucraina. Il futuro del paese dunque si gioca ora su questa linea sottile: trovare una formula che assicuri davvero la pace senza alimentare nuovi conflitti geopolitici. Certo il presidente Zelensky deve anche fare i conti con le proprie forze effettive sul campo: meglio una garanzia mutila, che un proseguimento dei saccheggi, delle devastazioni, dei lutti che stanno dissanguando la gioventù ucraina.


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