Libro disponibile al prestito. Romano-Cerutti, L’artista girovago. Forestieri, avventurieri, emigranti e missionari nell’arte del Trecento in Italia del Nord. Viella, 2012.

Serena Romano
Daniel Cerutti,
L’artista girovago.

Forestieri, avventurieri, emigranti e
missionari nell’arte del Trecento
in Italia del Nord. Viella, 2012

EAN: 9788883346972
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prestito interbibliotecario

L’artista girovago

Recensione di Federico Berti

Un altro tassello importante sulla mobilità degli artisti fin dall’età antica, quando viaggiare non era così semplice come oggi, quando non esisteva il turismo come noi lo intendiamo adesso: a viaggiare nel medioevo erano soldati, ambasciatori, mercanti, pellegrini e per l’appunto artisti. La nostra concezione ‘superomistica’ dell’arte ha indotto a ritenere che per essere artisti si dovesse per forza mandare avanti un’importante bottega, avere a libro paga allievi e lavoranti, commissioni prestigiose, ma la storia dell’arte ci insegna quanta importanza avessero, anche presso gli ateliers dei nomi più pagati, quegli artisti che facevano il ‘lavoro sporco’ e che spesso per vivere si adattavano anche a prendere altre commissioni, meno ‘nobili’ sicuramente ma altrettanto importanti perché l’arte non serve soltanto ai signori che vivono nei grandi castelli: nelle campagne servivano anche artisti per dipingere pilastrini, edicole, quando non l’artigianato, la ceramica o chissà cos’altro. Il mestiere dell’artista era del resto precario per definizione e molti erano costretti a spostamenti, migrazioni, seguendo talora le stesse direttrici aperte dai mercanti, talaltra dai pellegrini. Alcuni poi, si trovavano nella condizione liminale del viandante per motivi diversi, abbiamo parlato fra le pagine di questo sito dello stesso Dante Alighieri che trovandosi esule da Firenze, espropriato dei suoi beni, raccontò di aver vagabondato per la Romagna in cerca di nuovi patroni e mecenati, bussando alle porte dei signori e venendone anche scacciato in malo modo. In questo libro di Serena Romano e Daniel Cerutti, si parla di quei pittori e scultori che nel Trecento fecero della mobilità occasione per aprirsi nuove nicchie di mercato, forti dell’esperienza maturata altrove, che nel loro campo era anche sinonimo di prestigio quando potevano vantare collaborazioni importanti. Il fatto stesso di presentarsi come un forestiero con un degno passato alle proprie spalle, rendeva la loro opera quanto mai ambita dai centri di potere locali. La mobilità era insomma parte della vita di un artista a ogni livello, alcuni trovavano fortuna, aprivano a loro volta botteghe e prendevano allievi, altri continuarono per tutta la vita a prestare la loro opera là dove richiesta, spostandosi continuamente lungo le vie degli scambi commerciali, delle campagne militari, del pellegrinaggio religioso. Questo vale per gli anonimi autori di molti ex voto, o decoratori di alcune chiese nelle piccole comunità rurali, come per il grande artista di fama internazionale che si sposta da una città all’altra, da una signoria all’altra, da un regno all’altro, impiantandovi sempre nuovi laboratori nei quali anche un povero artista girovago poteva trovare di che vivere per un certo periodo di tempo.

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