Digressione e progressione rapsodica nel racconto


“Per questo ritrovato il meccanismo della mia opera costituisce un genere a sé; vi sono introdotti e conciliati due movimenti contrari che si credevano incompatibili l’uno con l’altro. In una parola, la mia opera è digressiva e anche progressiva nello stesso tempo”. L. Sterne, Tristram Shandy, I,22.

In questo passo Lawrence Sterne chiarisce che l’arte della digressione narrativa, propria della prosa rapsodica, non va confusa con la libertà di sfilacciare il racconto in modo caotico e inconcludente, cose che porterebbe realmente il lettore a perdersi in un testo che dopo un po’ finirebbe per non gratificarlo più, non stimolandolo a voltare pagina.

L’arte della digressione, spiega Sterne, è sempre accompagnata dalla sua nemesi speculare, ovvero la progressione del racconto madre, da cui le narrazioni secondarie sempre dipendono. Così è nel Tristram Shandy, come nell’Odissea e come, si noti, nell’Orlando furioso o in qualsiasi altra narrazione complessa. Non soltanto la digressione deve poi ricondurre al sentiero principale, ma nella digressione stessa il narratore deve aver cura di far progredire il cammino attraverso il tronco principale.

Qui Sterne fa l’esempio di una digressione intorno a indiscrezioni sula vita di un personaggio, non mancando tuttavia di cogliervi lo spunto per rimandare ad altri, con qualche spennellata, in modo tale da non perdere il filo del discorso. Qui si vede l’intelligenza e l’esperienza del narratore consumato, quando riesce a destare l’interesse del lettore introducendo sempre novità e digressioni, senza però dimenticarsi del contesto.

Questo le intelligenze artificiali non sono in grado di cdomprenderlo, almeno per il momento. L’indugio, la fioritura di trame secondarie, viene generalmente vista come una forma di ridondanza, che inutilmente complica il testo, rendendolo meno digeribile o forse, direi piuttosto, meno ‘spendibile’ sul mercato. Perché l’editoria contemporanea ci vuole buoni acquyirenti, non lettori attenti ma lettori avidi e compulsivi.

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