Bulgakov giovane medico

La figura di Michail Bulgakov viene sempre più spesso inquadrata, dalla critica letteraria post-comunista e neoliberista, nella più ampia categoria degli scrittori dissidenti dell’Unione Sovietica, etichetta che, seppur in parte comprensibile, rischia di semplificare un po’ troppo la complessità del suo percorso intellettuale e della sua produzione letteraria. Un’analisi attenta dei “Racconti di un giovane medico”, pubblicati tra il 1925 e il 1926 su riviste di medicina (non di letteratura), rivela una realtà molto più sfumata, che merita di essere riconsiderata alla luce del contesto storico specifico in cui quei racconti furono concepiti.
È indubbio che i grandi capolavori come Cuore di cane, o Il Maestro e Margherita, contengano elementi di critica allo stalinismo, ma la posizione di Bulgakov nei confronti dello stato sovietico fu sempre ambigua, moderata, prudente. A differenza dei dissidenti attivisti come Solženicyn, Bulgakov non organizzò mai proteste, né pubblicò opere apertamente anti-sovietiche, non militò mai come attivista nella Russia di Stalin. La sua fu piuttosto una forma di resistenza culturale, esercitata attraverso la satira e l’allegoria, ma in un modo velato, simbolico, che gli permise di sfuggire alla censura diretta per gran parte della sua carriera. Stalin anzi in alcuni casi, pur negandogli la pubblicazione di alcune opere, ne lodava tuttavia personalmente altre. Questa dimensione di oppositore interno piuttosto che militante dichiarato, risulta particolarmente dall’analisi dei “Racconti di un giovane medico”, dove la critica sociale assume contorni differenti rispetto a quanto spesso si è voluto interpretare.
I “Racconti di un giovane medico” non sono infatti da interpretarsi come una critica al socialismo reale, ma attingono direttamente all’esperienza autobiografica di Bulgakov come medico rurale nel periodo 1916-1918, quindi durante gli ultimi anni dell’Impero russo, non sotto l’autorità bolscevica. Questa precisazione cronologica è fondamentale per comprendere il vero bersaglio della sua critica. La realtà descritta nei racconti riflette le condizioni della Russia zarista: la povertà estrema delle campagne, l’incapacità dello Stato di fornire un’assistenza medica adeguata, l’arretratezza strutturale del sistema sanitario imperiale. Il fatto che questi racconti siano stati scritti e pubblicati praticamente subito dopo la morte di Lenin, nei due anni successivi (1925-1926), e che abbiano trovato collocazione in riviste mediche specializzate piuttosto che in pubblicazioni letterarie, suggerisce l’urgenza di una testimonianza professionale su una realtà medico-sanitaria che il socialismo si riteneva dovesse aver superato.
Il personaggio del medico protagonista presenta anche tratti di evidente arroganza, mancanza di empatia: tratta i pazienti con distacco, comunica le diagnosi più gravi senza alcuna sensibilità e abbandona il proprio posto di lavoro non appena scade l’orario. Questa caratterizzazione non rappresenta semplicemente un difetto caratteriale del protagonista, ma costituisce una critica sistemica all’organizzazione sanitaria del tempo. Quando il medico scopre che alcuni malati si sono presentati per essere curati gratuitamente, approfittando dell’ora dedicata a un paziente pagante, si presta a qualche visita sommaria, ma senza approfondire, nella logica disumana della salute come privilegio che caratterizzava il sistema ospedaliero zarista, dove l’accesso alle cure dipendeva dalla solvibilità del paziente piuttosto che dal bisogno effettivo.
La denuncia della disumanizzazione medica è attualissima: attraverso la rappresentazione dell’arroganza professionale e della burocratizzazione delle cure, l’autore anticipa tematiche che diventeranno centrali nella critica ai sistemi sanitari del Novecento. La sua non è quindi una critica specifica al sistema sovietico, bensì una riflessione più ampia sui rischi insiti in qualsiasi organizzazione sanitaria che perda di vista la dimensione umana della sofferenza. Più che un’anticipazione della critica anti-sovietica, questi racconti rappresentano una lucida analisi delle contraddizioni sociali della Russia pre-rivoluzionaria. La grandezza di Bulgakov risiede proprio in questa capacità di oltrepassare le contingenze politiche immediate per toccare questioni universali legate all’etica professionale e alla responsabilità sociale della medicina. Riconsiderare Bulgakov in questa prospettiva significa restituire alla sua opera la complessità storica e intellettuale che merita, superando le semplificazioni ideologiche.