Dalla strada al successo. Un mito duro a morire. L’esempio di Irving Berlin. Street art tutorials

Irving Berlin accompagna al pianoforte Fred Astaire e Ginger Rogers. Considerato un’istituzione per il jazz bianco americano, ha iniziato la sua carriera come artista di strada in un quartiere povero del ghetto ebraico

Dalla strada al
successo

L’esempio di
Irving Berlin

Articolo tratto da
Federico Berti
Gli artisti di strada
non sono mendicanti

OSSERVATORIO STREET ART
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IL MITO DEL TALENT SCOUT

Un mito duro a morire, sei un giovane di talento (o almeno convinto di esserlo), vai a suonare per la strada pensando che un qualche talent scout possa darti la grande occasione di visibilità per lanciarti nel firmamento dell’industria culturale di massa. Per quanto in pochi siano disposti ad ammetterlo apertamente, questo atteggiamento è più diffuso di quanto non pensiamo. In un certo senso il fenomeno aiuta a capire anche la ragione per cui è tanto comune la pratica di suonare ‘a cappello’ con lo stesso stile e magari allo stesso volume di un concerto al palasport, col risultato che abbiamo visto qualche anno fa: piazze blindate, piattaforme virtuali, passerella a luci rosse. In questo articolo faremo un passo indietro, partendo dalla storia del grande compositore americano Irving Berlin che come noto iniziò la sua carriera a 14 anni suonando per la strada e finì a comporre musica per il cinema, dando al suo paese più di mille canzoni che hanno fatto la storia della musica americana del ‘900.

Il famoso pianoforte di Irving Berlin, che non avendo mai studiato la musica non sapeva suonare i tasti bianchi e usava un pianoforte diatonico. Scriveva quasi tutto in Fa, poi se lo faceva trasporre da una segretaria e vendeva lo spartito ai suonatori

IRVING BERLIN ARTISTA DI STRADA

Sappiamo che Berlin veniva da una famiglia bielorussa emigrata negli Stati Uniti per fuggire ai pogrom di fine ‘800, il padre morì molto presto e lui si adattò a vari lavori, tra cui per l’appunto l’artista di strada in un quartiere povero del ghetto ebraico. Nel giro di pochi anni finì per aprire una casa editrice e scrisse i più grandi successi del varietà, ma cos’è accaduto nel frattempo? Per capirlo, dobbiamo tener presente che le canzoni allora (Berlin esordisce nel 1910, non c’erano la radio, la televisione e nemmeno internet) non circolavano sotto forma di incisioni audio, ma passavano letteralmente attraverso il corpo dei suonatori che le eseguivano dal vivo, leggendole sopra uno spartito musicale. Quest’ultimo veniva stampato dall’editore, che lo distribuiva come prodotto editoriale ai musicisti. La vendita dello spartito e del testo si inseriva nel mercato delle stampe popolari, come i fogli volanti dei cantastorie dall’invenzione della stampa in poi. Irving Berlin vendette un milione di copie dello spartito del suo primo successo, Alexander’s Ragtime Band. Se lo era fatto trascrivere, dal momento che non conosceva nemmeno la teoria musicale.

Irving Berlin song
on the road of Niksic


In questa breve clip video suono per strada come one man band un classico di Irving Berling, “Cheek to Cheek”. Niksic, Festival Ulicnih Sviraca, 2019. Guarda il video (1:00 min.)


SPARTITI E FOGLI VOLANTI

Dunque fermiamoci per un momento su questo primo incredibile fenomeno: un giovane ‘di talento’, figlio d’immigrati dall’Europa, sbarca il lunario suonando un po’ per la strada e un po’ nei locali, incontra un suonatore di piano bar che ha iniziato da poco a produrre spartiti musicali e che gli paga 35 centesimi i diritti per la stampa del suo primo brano. Non esiste ancora il diritto d’autore come lo intendiamo oggi, l’artista sa bene che non percepirà altre quote sopra l’esecuzione pubblica del suo brano, ma dovrà pubblicare sempre nuova musica vendendo i diritti o nel migliore dei casi, partecipando alla produzione e alla vendita del prodotto finale, per l’appunto lo spartito. Il foglio volante insomma, proprio come pochi anni più tardi in Italia faranno il cantastorie Piazza Marino e poi suo figlio Giuliano, dalla cui scuola provengo.

Irving Berlin
Brother in hat


Qui sopra una video gallery che riassume in un minuto il contenuto di questo articolo. Vediamo se indovini il titolo della colonna sonora prima dei titoli di coda.


UNA SCELTA DI CAMPO

Veniamo dunque al primo successo di Irving Berlin, il famoso Alexander Ragtime Band. Quando lo ha scritto, aveva in mente di raggiungere non tanto il pubblico a cui lo avrebbe suonato dal vivo, quanto la comunità dei suonatori che si esibivano nei locali di New Orleans e avrebbero potuto acquistare lo spartito per poterlo studiare. Il titolo del brano addirittura coincide con il nome di una delle più famose orchestre di suonatori (bianchi) che si ispiravano al ragtime afro-americano. E’ una scelta di campo, quella di Berlin: si sta inserendo nell’ambiente degli orchestrali che vanno istituzionalizzando la musica dei ‘neri’ portandoli nei locali della classe dominante. Da figlio di perseguitati ebrei in Russia, a intrattenitore dei persecutori in America. Lo spartito si acquista dai rivenditori di stampe e conosce una diffusione impensabile per allora. Tanto che Ted Snyder, l’editore che glie l’aveva pubblicato, prende subito con sé l’artista come socio. Da quel momento iniziano a produrre centinaia di nuove canzoni, collaborando con altri musicisti e autori.

White Jazz
Documentary


Per approfondire il senso della scelta di Berlin, segnalo questo bel documentario sulle due strade del jazz, bianca e nera, prodotto da Digiridoo Productions.


PORTAVOCE DEI VINCENTI

A quel punto l’azienda si espande pubblicando prima la musica del varietà, poi canzoni patriottiche (oggi diremmo ‘musica di regime’) tra le due guerre, poi colonne sonore per il cinema. Il successo è folgorante, Irving Berlin diventa il più noto autore di canzoni forse nel mondo intero. Il suo punto di forza è stato fin dall’inizio l’auto-produzione, la propensione all’impresa e la capacità di contrattare condizioni sempre più vantaggiose per la sua musica, come quando riuscì a strappare una quota sulla proiezione dei film con la sua musica. Ma non solo, rileggendo con più attenzione la biografia ci rendiamo conto che da sole queste doti non sarebbero mai bastate: la sua scelta è stata sempre quella di farsi portavoce dei vincenti, che questi fossero i suonatori bianchi di New Orleans, il patriottismo nazionalista o l’industria culturale di massa espressione del capitalismo borghese, la sua fu una scelta di campo.

Un altro elemento che ha determinato il grande successo di Irving Berlin è il suo rapporto con la propaganda e le canzoni patriottiche da lui stesso insegnate ai militari. God Bless America è diventata nel tempo un vero e proprio inno nazionalista americano

L’EDITORIA MUSICALE

Lasciamo ora Irving Berlin e pensiamo alla situazione dell’editoria musicale nella seconda metà del ‘900, qui in Italia. Il diritto d’autore si è consolidato, i suonatori firmano un borderò che riconosce agli autori della musica programmata nei concerti dal vivo una quota come diritto d’autore e di edizione. La vendita dello spartito non è più una fonte di reddito primaria, al contrario sempre più spesso i fogli volanti vengono recapitati gratuitamente alle orchestre, proprio affinché possano essere suonati dal vivo. Una situazione molto diversa, che col tempo andrà radicalizzandosi fino all’esplosione di spartiti musicali che si avrà con l’avvento dei social media e con la nuova editoria virtuale. L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica, come aveva efficacemente predetto Walter Benjiamin, perde valore.

Vendita spartiti, musica per il teatro, canzoni di propaganda e infine il terzo elemento del grande successo di Irving Berlin: l’industria culturale di massa per eccellenza, il cinema. Non solo ha composto colonne sonore indimenticabili, ma è riuscito anche a strappare un copyright sulla proiezione.

UNDERGROUND O MAINSTREAM?

Un giovane di talento, dicevamo all’inizio di questo articolo, si affaccia alla strada e vuole arrivare al successo. Cosa gli insegna la storia di Irving Berling e dell’editoria musicale successiva? In primo luogo, a non ragionare sempre e solo fermandosi all’orizzonte del proprio sguardo. Scrivere non sempre e non solo per sé stesso, ma pensando a qualcun altro che possa eseguire la propria musica, programmandola dal vivo e contribuendo in questo modo alla sua diffusione. Questo vuol dire trascrivere le parti per singolo strumento, conoscere le estensioni e i registri vocali, tessere una rete di relazioni con i suonatori a ogni livello e in ogni ambiente. Ma non basta. La scelta di Irving è stata come abbiamo detto, una scelta di campo. Lui scriveva per il mainstream, non per l’underground. Infatti, ha smesso di fare l’artista di strada non appena si è reso conto di non averne più bisogno.

Nato da una famiglia ebrea emigrata dalla Bielorussia alla fine dell’800 per sfuggire ai pogrom, Irving Berling è finito per diventare il portavoce dei persecutori nell’America nazionalista e suprematista.

L’ANTITESI DELLA STREET ART

In altre parole, e qui vado in conclusione dell’articolo, il successo del grande pubblico è l’antitesi della street art. Non lo si ottiene scrivendo per le orchestre dei neri emarginati e oppressi, per gli operai e per i braccianti sfruttati, per collettivi e gruppi antagonisti, per l’opposizione e la militanza, per la musica di ricerca e il teatro delle tredici file. Con questo non arriverai mai al successo. Ma la domanda forse più interessante è: ne abbiamo poi davvero bisogno? Non possiamo goderci la libertà e l’indipendenza della strada, inserirci in una tradizione, portarla avanti con dignità lasciando eventualmente ai posteri le tracce di quanto prodotto durante il nostro viaggio su questa terra? Su tale domanda vorrei concludere l’articolo, lasciando aperto un problema che rimane centrale per capire il grande equivoco in cui tanti giovani artisti di strada stanno cadendo da qualche anno.

Il successo di Irving Berlin nasce dunque dalla strada, ma cerca protezione nelle forze borghesi dell’imprenditoria capitalista e nella propaganda nazionalista dell’America di primo Novecento. Partecipa all’istituzionalizzazione della cultura musicale afro-americana

LA LEZIONE DI IRVING BERLIN

Il successo è per i vincitori, ma ha come prezzo la libertà. Chi fa ricerca non si pone il problema di vendere milioni di copie del proprio spartito, disco o Mp3 che dir si voglia, non sogna di farsi marionetta in mano alla grande produzione, ma impara a gestire sé stesso dal basso, giorno per giorno, scegliendo ogni volta da che parte stare, a quali forze sociali dar voce, quali strade percorrere. In questo senso la lezione di Irving Berlin è ancora attuale: se il tuo obiettivo è scrivere per quei suonatori bianchi che ‘scimmiottano’ i neri di New Orleans, o per i soldati che marciano al fronte, o per farti amica la voce del padrone, allora non hai bisogno della strada. Puoi attraversarla per un breve periodo, ma finirai per lasciartela alle spalle. O in alternativa… a te la scelta.

Articolo tratto da
Federico Berti
Gli artisti di strada
non sono mendicanti

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Bibliografia
Irving Berlin

Berlin Irving, Serie Personaggi, n. 11222 / Archivio fotografico del Giornale d’Italia. 1927-1976. Biblioteca S. Giovanni in Persiceto, Bologna.

Suzanne Raga, ‘Mental Fluss’, 11 Maggio 2018, 11 Surprising Facts About Irving Berlin. When he was just 14 years old, to support himself he busked on the streets and in back rooms of saloons for money


Enciclopedia Treccani, “Berling, Irving”. Il suo editore musicale, T. Snyder della Seminary Music Company, nel 1909 lo assunse in pianta stabile, e lo prese successivamente come socio

A. Woolcott, The story of Irving Berlin, New York-London 1925.

D. Ewen, The story of Irving Berlin, New York 1950.

B. Fárberman, Irving Berlin, Buenos Aires 1969.

D. Jay, The Irving Berlin songography, 1907-1966, New Rochelle (New York) 1969.

M. Freedland, Irving Berlin, New York 1974.

I. Whitcomb, Irving Berlin and ragtime America, New York 1987.

L. Bergreen, As thousands cheer: the life of Irving Berlin, New York 1990.

M.E. Barrett, Irving Berlin: a daughter’s memoir, New York 1994.

C. Hamm, Irving Berlin: songs from the melting pot: the formative years, 1907-1914, New York 1997.

P. Furia, Irving Berlin: a life in song, New York 1998.

E. Jablonski, Irving Berlin: American troubadour, New York 1999.

The complete lyrics of Irving Berlin, ed. R. Kimball, L. Berlin Emmett, New York 2000.

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