Artisti di strada a Genova si ribellano. “Fnas non ci rappresenta!”. 2500 euro l’anno per ogni Comune amministrato dalla piattaforma.

Nessun’amministrazione comunale può imporre una rappresentanza agli artisti di strada. La comunità locale di Genova si ribella all’ingerenza della Federazione Nazionale Artisti di Strada (F.n.a.s.). Ho ascoltato al telefono la portavoce Tatiana Zacharova.

FNAS non ci
rappresenta

A Genova gli
artisti di strada
si ribellano.

Articolo di
Federico Berti

Osservatorio Street Art
Gli artisti di strada
non sono mendicanti

#fnasnonmirappresenta

Mentre lancio questo articolo, la Fnas (Federazione Nazionale Artisti di Strada) sta assumendo il controllo dell’arte di strada in un’altra città d’Italia, Genova. Pagati con soldi pubblici, 2500 euro l’anno da ogni Comune abbonato ai suoi servizi, per ‘gestire’ un busker festival permanente sfruttando il lavoro degli artisti non pagati e impedendo loro di esercitare al di fuori del loro ‘zoo di vetro’. Contro la comunità locale degli artisti e in totale assenza di problemi sul territorio, stanno calpestando l’onore e l’etica della ‘buona strada’ da loro stessi a parole sbandierata. Questo articolo non è solo una denuncia, ma una chiamata alle arti. Contro il caporalato di strada.

ARTISTI DI STRADA A GENOVA

L’utopia della buona strada è reale a Genova, dove non c’è nemmeno una particolare affluenza di artisti. Sono molto rispettosi nei confronti dei residenti, con i quali il rapporto è splendido

Ho ascoltato al telefono la portavoce degli artisti di strada genovesi, Tatiana Zakharova cantante lirica, diplomata al conservatorio di Genova, sulla strada da 20 anni. Ne ha vissuti dieci a Mosca suonando nei sottopassaggi, esperienza ne ha quanto basta e forse più. Per questo motivo l’hanno scelta come rappresentante, vive in Italia da tre lustri. Gli artisti di strada genovesi non hanno mai voluto formalizzare uno statuto, non intendono costituirsi associazione, preferiscono presentarsi come una semplice comunità locale, molto ben radicata sul territorio e in ottimi rapporti con la cittadinanza. Seguono alla lettera il codice etico, hanno scelto di adottare lo stesso metodo di cui abbiamo più volte parlato anche noi, quello dell’autogestione e della cooperazione per lo sviluppo. Oltre a questo, si conoscono bene uno con l’altro ed evitano di insistere da una stessa postazione più sessioni consecutive anche se di spettacoli diversi, per fare in modo che il vicinato non debba ‘subire’ più d’una performance alla volta. Sono le stesse proposte che avevo lanciato qualche anno fa in questo articolo di integrazione al codice etico e mi fa piacere non solo che vengano adottate, ma che funzionino. L’utopia della buona strada è reale a Genova, niente code per il posto, nessuna associazione locale schierata contro di loro, con l’autogestione ha funzionato benissimo. Un paradiso in terra.

Problemi con le piattaforme
intervista a Roberto Pedroni

Il compagno Pedroni riposa in pace, dopo aver dedicato una vita alla dignità del cappello. Qui sopra l’intervista che ho filmato nel 2015 durante il convegno Stradarts organizzato a Milano proprio dalla F.n.a.s.

ARTHECITY A GENOVA

F.n.a.s. ha elaborato un’applicazione cui gli artisti sono obbligati a iscriversi rilasciando i propri dati sensibili, quando vogliono esibirsi nelle città che l’hanno adottata.

Il nuovo assessore eletto a Genova con la Lega ha riaperto una trattativa interrotta dalla precedente amministrazione con la F.n.a.s., Federazione Nazionale Artisti di Strada. Per chi non lo sapesse, l’associazione ha elaborato un software gestionale cui gli artisti sono obbligati a iscriversi (rilasciando i propri dati sensibili) e prenotare un posto, stabilire cioè un luogo e un’ora per lo spettacolo che addirittura viene calendarizzato, la cittadinanza può sapere cioè chi si troverà in quale postazione, con giornate di anticipo. Gli artisti di strada genovesi hanno messo in evidenza non soltanto la completa inefficacia del sistema nelle altre città ma soprattutto, l’incompatibilità con la natura stessa dell’arte di strada ‘a cappello’, che per sua natura dovrebbe essere libera da rapporti di collaborazione subordinata. Infatti, nel momento in cui tra il performer e l’amministrazione viene ad esservi un accordo, scritto o verbale, per esibirsi in un dato luogo a un’ora stabilita, viene a configurarsi di fatto una collaborazione fra l’uno e l’altro. Ad esempio quando si invitano vari artisti di strada a esibirsi in un festival, l’organizzazione deve corrispondere un rimborso spese o un gettone di presenza, e un cachet ai professionisti. Con l’applicazione ideata dalla Fnas e adottata in alcune città d’Italia si viene a verificare invece una situazione paradossale, una sorta di buskers festival permanente, con tanto di calendario, orari e postazioni, ma gli artisti non vengono pagati. Questa la contraddizione di fondo. Anche in assenza di un contratto scritto, sussiste un accordo verbale e un’iscrizione alla piattaforma che determina una collaborazione subordinata, ma non retribuita. Quindi, uno sfruttamento del lavoro dell’artista.

Quel regolamento che
nessuno potrà mai scrivere

Il problema si era già presentato qualche anno fa a Bologna. Marco Piazza, consigliere Comunale 5S, commentò la proposta dell’assessore PD Matteo Lepore, rilanciando quel regolamento che nessuno potrà mai scrivere: l’arte di ‘farsi accettare’. L’autogestione viene prima della legge.

UNA PERDITA DI TEMPO E DENARO

Se un regolamento esiste già e l’individuazione dei trasgressori è intuitiva per qualsiasi vigile o cittadino, passare per un’applicazione esterna è un dispendio inutile di tempo e come vedremo, denaro pubblico.

Tra le osservazioni in merito a questa piattaforma Arthecity è la sua completa inutilità, nel senso che non risolve nessun problema anzi, complica le cose ponendo una serie di passaggi in più: se infatti vi sono ora degli artisti che trasgrediscono il regolamento, lo stesso accadrà con l’introduzione di un software gestionale e si dovrà comunque sanzionare chi è fuori norma. Ma se un regolamento esiste già, che bisogno c’è di passare da un programma esterno per individuare e contrastare l’illecito? Allo stato attuale delle cose il cambio dell’ora avviene al tocco, vale a dire che se vedo un artista di strada sotto un portico di Genova alle due meno un quarto, so già che alle due esatte se ne andrà e nessuno prenderà il suo posto. Capire chi non si comporta modo corretto è intuitivo per qualsiasi vigile di turno o cittadino. Basta intervenire su chi non segue le normative, non serve passare da un’applicazione esterna, che oltre tutto come vedremo fra poco è gestita da una realtà estranea alla città. Non ha proprio nessun senso.

2500 EURO L’ANNO A COMUNE

F.n.a.s. non fa tutto questo per gloria, patria e famiglia. Lo fa per soldi. Ogni comune che voglia adottare quest’applicazione deve infatti pagare un abbonamento annuale di 2500 euro.

C’è di più. Come spiega Tatiana Zacharova, portavoce del comitato locale, F.n.a.s. non fa tutto questo per gloria, patria e famiglia. Lo fa per soldi. Ogni comune che voglia adottare quest’applicazione deve infatti pagare un abbonamento annuale di 2500 euro. La Federazione minimizza sostenendo che si tratti di una somma ridicola e che serva a sostenere i costi di gestione della piattaforma, però non ha ancora mai fornito nessun dettaglio ufficiale sulla ripartizione di questo denaro pubblico, cioè quali siano le spese vive sostenute per la gestione della piattaforma. Nel contempo sembra che l’amministratore di Arthecity Federico Toso, che nessuno di noi ha mai incontrato sulla strada ‘a cappello’, sia molto attivo nel proporre il suo progetto alle varie amministrazioni comunali, mostrando un’evidente intenzione di espandersi in tutto il territorio italiano. Il software di Arthecity è infatti prodotto da una S.r.l. con sede legale a Roma e sede operativa a Ferrara. E’ stato proposto a Genova, Trento, in Umbria, a Bologna e chissà dove altro. Se venisse adottato da tutte le Province d’Italia frutterebbe 200.000 euro l’anno, somma tutt’altro che irrilevante. In buona sostanza, questo rapporto pone F.n.a.s. in un conflitto d’interesse macroscopico: tecnicamente parlando, l’autogestione degli artisti sul territorio costituisce un limite alla distribuzione dei suoi servizi. Già attivo nelle città di Trieste, Torino, Pesaro e Genova, il progetto punta ad ottenere una diffusione capillare in tutta Italia e ad ampliare le proprie capacità.

LA FEDERAZIONE
‘OFFRE SERVIZI’

Sentito al tavolo delle trattative, il portavoce Fnas sostiene di essere stato semplicemente convocato dall’Amministrazione Comunale di Genova per negoziare un servizio che la Federazione distribuisce in abbonamento, come farebbe qualsiasi altra azienda privata. Quest’affermazione contraddice il codice etico promosso dalla stessa F.n.a.s., che all’Art. 6 recita (testualmente): l’artista di strada “… si pone sempre in maniera rispettosa e cordiale nei confronti di altri artisti incontrati nelle strade, aiutandoli e consigliandoli, se serve, nella comprensione dei regolamenti e degli usi, rispettando le distanze ed i tempi delle esibizioni e facilitando l’avvicendamento e rotazione sulle stesse aree”. La scelta di scavalcare il comitato locale di Genova imponendogli un proprio servizio, pur sapendo bene che è un servizio indesiderato, equivale al comportamento di quegli artisti sgarbati, violenti e aggressivi, che fanno i prepotenti con gli altri, arrivando anche alle minacce o alle violenze. Non è rispettoso della comunità locale, quindi è contrario all’etica della ‘buona strada’

FNAS NON MI RAPPRESENTA

Gli artisti di strada genovesi non hanno mai riconosciuto a Fnas un mandato per rappresentarli, nè hanno mai espresso una preferenza in favore di Arthecity.

Torniamo dunque al comitato genovese. Gli artisti di strada locali hanno lanciato un’hashtag, #fnasnonmirappresenta. Desiderano conoscere quanti e quali siano i problemi causati da artisti maleducati, in particolar modo quante segnalazioni, da parte di quanti cittadini, relative al comportamento di quanti performers. Perché non è il numero di episodi, ma quello delle teste a dare una misura del problema che secondo la comunità locale non è rilevante ma soprattutto, si può risolvere in altro modo. Fasce orarie, ore di silenzio. Magari in alcune piazze limitare l’orario. “Siamo tre gatti in inverno” spiega la portavoce. “Beppe Boron adesso è contro di noi, ha detto che quando è iniziata questa cosa tre o quattro anni fa avevamo detto di si: non è vero nel modo più assoluto, era il Comune ad aver contattato la Federazione perché voleva un’associazione rappresentativa ufficiale e non un semplice comitato informale, noi avevamo preso in considerazione la proposta come una delle possibilità, ma nessuno ha mai espresso una preferenza per l’applicazione e soprattutto, nessuno di noi ha mai dato mandato alla Federazione per rappresentarci”. Gli artisti di strada genovesi tra l’altro godevano già allora dell’appoggio di due altre associazioni Genovesi: Musicisti Indipendenti per Genova, (MIG). Unione Giovani Artisti, (UGA). Non si comprende il motivo per cui si è voluta interpellare una terza realtà associativa, oltre tutto estranea ai problemi del territorio. Per fortuna il Comune di Genova allora trovò irragionevole il costo dell’applicazione e non andò avanti nella trattativa. Cambiata l’amministrazione, ora è la Federazione stessa a riprendere il negoziato con il nuovo assessore, scavalcando gli artisti locali, per trasformare la libera espressione in un festival permanente sulla pelle degli artisti.

L’imposizione della piattaforma Arthecity a Genova e la trattativa dell’Amministrazione Comunale con una Federazione esterna al territorio, cui nessun artista locale ha riconosciuto mandato di rappresentanza, costituisce una forma ‘borderline’ di caporalato legalizzato, dove alcuni artisti di strada vengono pagati per dire agli altri artisti strada, che lavorano senza retribuzione, quello che devono fare. La piattaforma infatti scavalca il negoziato diretto fra artisti e cittadinanza, ponendosi come strumento di oppressione, sfruttamento e dequalificazione della Street Art. Genova si ribella.

QUALI PROBLEMI?

Per poter elaborare un sistema di gestione e controllo bisogna conoscere la realtà di partenza. Quanti problemi, creati da quanti artisti, lamentati da quanti cittadini. Se si tratta di pochi casi isolati, basta far applicare la legge esistente per risolverli.

Genova come abbiamo detto è un esempio di street art virtuosa, un po’ com’era Bologna vent’anni fa. Nel 2017 si sono verificati disordini per via di due episodi che hanno innescato una serie di reazioni a catena: prima un ‘urlatore’ in San Lorenzo, tra l’altro nemmeno amplificato, poi un rumeno che stava anche 7-8 ore al giorno nello stesso posto e disturbava. E’ bastato quello a suscitare la reazione dell’Amministrazione contro tutti gli artisti, che però si sono mostrati uniti e consapevoli. Hanno aperto una pagina Facebook, Artisti di strada a Genova, da allora un punto di riferimento sia per residenti, sia per artisti stessi. Il primo post che hanno messo in cima alla pagina è proprio il regolamento. Lavorano sul territorio e scrivono sulla pagina anche i cittadini, comprese le proposte di lavoro. Ora la protesta non è più rivolta contro una cittadinanza ostile, ma esplicitamente contro una Federazione che va a negoziare con il Comune ponendosi in posizione antagonista nei confronti degli artisti stessi, cosa che era già avvenuta in città come Roma, Torino, Milano, senza mai incontrare in gruppo compatto a contrastarla. Non posso che esprimere tutta la mia solidarietà verso una comunità virtuosa e leale.

La promessa di una
nuova politica ‘inclusiva’

Quattro anni fa al momento di insediarsi, il presidente Fnas Beppe Boron prometteva una nuova politica inclusiva, aperta a ogni contributo. Allo scadere del suo mandato, non sembra aver risulto l’antico problema della Federazione. Quello di interferire nella politica amministrativa senza averne mandato dagli artisti locali.

UN’OPERA DA TRE SOLDI

Artisti di strada che si fanno pagare per gestire il lavoro non retribuito di altri artisti di strada. Una forma di caporalato legalizzato.

Quanto alla F.n.a.s., la presidenza di Beppe Boron era partita quattro anni fa all’insegna del pluralismo e del coinvolgimento, il presidente riempiva di selfies la rete mostrando i luoghi dove avrebbe suonato quel giorno a cappello e si presentava come l’amico della libera espressione, per risollevare le sorti di una Federazione già commissariata per vicende che non stiamo qui a riepilogare, basta cercare in rete e le informazioni non mancano. A distanza di quattro anni, mi pare che il passo falso di Genova rappresenti un momento di svolta. F.n.a.s. si sta ponendo come intermediario pagato per amministrare le turnazioni degli artisti, con una piattaforma in espansione che se venisse adottata da tutte le 80 province italiane, frutterebbe la bellezza di 200.000 euro all’anno. Sulla pelle del nostro cappello. Come difendersi da tanta mostruosità, che evoca sinistri personaggi di brechtiana memoria? Gli artisti di strada di ogni città possono riunirsi in comitato informale e inviare al proprio Comune, insieme alla comunicazione della formazione del gruppo, una diffida a negoziare con associazioni terze, non rappresentative della categoria. E’ il primo passo di una liberazione dal caporalato.

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Rassegna stampa
Arthecity a Genova

Documentazione, Comune di Trieste, Contratto triennale di adesione al network arthecity. Atto pubblico. Scarica qui il Pdf dal sito dell’Amministrazione Comunale


Emanuele Rossi, ‘Il Secolo XIX’, 30 Agosto 2017, Per gli artisti di strada arriva la giuria. Quelli scarsi devono cambiare mestiere. L’idea è quella di una commissione mista (con un rappresentante degli artisti, uno del Comune, un esperto di musica) che valuti le performance (anche via video) a prescindere dai titoli di studio e si esprima sulla consegna del “badge”. Non sarà un “X factor” delle strade genovesi, niente voti e passaggi del turno, ma l’idea ricorda vagamente un “talent show”.

Redazione ‘Il Secolo XIX’, 5 Settembre 2017, Artisti di strada a Genova, niente giuria e arriva una app per i luoghi più prestigiosi. “Nessuno ci può giudicare”: la protesta degli artisti di stradaPresidio con performance per gli artisti genovesi scesi in piazza contro l’ipotesi di un nuovo regolamento che avrebbe potuto limitare le loro performance

Alberto MariaVedova, Licia Casali, ‘Il secolo XIX, 7 Settembre 2017, Artisti di strada a Genova, la mappa e i video delle performance. Molti di loro sono solo di passaggio a Genova, ma alcuni sono ormai volti noti per le vie del capoluogo ligure null

Redazione ‘Genova Today’, 10 Ottobre 2017, Arte di strada, via libera all’app per prenotare vie e piazze (con limitazioni all’orario). Confermata a Tursi la realizzazione di un’applicazione che consentirà agli artisti di scegliere gli spazi in cui esibirsi previo “controllo qualità”“

Redazione, 17 Aprile 2018, Artisti di strada 2.0, un’app e un sito per performance e spettacoli. Con Arthecity nasce la community degli artisti di strada, un progetto già attivo a Genova il cui obiettivo è mettere in rete artisti, amministrazioni pubbliche e cittadini.

Redazione, ‘Genova quotidiana’, 13 Novembre 2019, Artisti di strada genovesi contro app Artecity e Federazione Fnas che tratta con Tursi. Disponibili a dialogare col Comune, ma non con la Federazione Nazionale che, dicono, non li rappresenta. Tanto che non li ha nemmeno consultati prima di concordare l’introduzione della app con Tursi. Se l’amministrazione pensava di avere al tavolo i busker genovesi, così, invece, non è. Per gli Artisti genovesi la app presenterebbe parecchi malfunzionamenti che sono disposti a esporre all’assessorato

Artisti di strada
a Genova

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del comitato genovese

Articolo di
Federico Berti

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